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Giovanni Quer
Israele: diritto e società
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ONG, ONU e il sentimento anti-israeliano 18/10/2016
ONG, ONU e il sentimento anti-israeliano
Analisi di Giovanni Quer

Dopo che B'Tselem ha partecipato alla seduta speciale del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sugli insediamenti come principale ostacolo alla pace, Netanyahu ha criticato il direttore della famosa ONG israeliana, Hagai El-Ad, promettendo di operare perché non sia più possibile fare il servizio civile presso l'organizzazione. El-Ad ha risposto attraverso la stampa, ribadendo che la decisione di partecipare alla seduta del Consiglio di Sicurezza è maturata dopo che sono finiti i ricorsi alla democrazia israeliana. In altre parole: ciò che non riesco a conseguire influenzando l'opinione pubblica israeliana in un normale processo democratico, lo conseguirò influenzando la comunità internazionale e attivando processi di pressione politica esterna.

Il Segretario di Stato Kerry, riporta la stampa israeliana, si sarebbe espresso in difesa di B'Tselem, "i cui report sulla West Bank teniamo in considerazione", e della libertà di espressione. Altri politici americani avrebbero difeso la ONG. Questo esempio dimostra come l'impresa di molte organizzazioni sia politica e non giuridica. Non si tratta infatti di fare lobbying presso il governo israeliano o la Knesset per portare avanti una certa legislazione che difenda i diritti umani. Non si tratta nemmeno di fare corsi di formazione a soldati e poliziotti perché etica e pluralismo siano inclusi nella loro professione. Si tratta di imporre una visione politica sul conflitto e su Israele.

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Tra le ultime operazioni di B'Tselem si include anche la fine della della collaborazione con la magistratura militare. Il mese scorso il Procuratore Generale militare ha pubblicato un documento sui dettagli delle investigazioni sui presunti casi di crimini di guerra spesso avanzati da ONG. Assolti gli accusati da crimini di guerra, B'Tselem ha accusato l'IDF (esercito israeliano) di condurre delle investigazioni farsa. Nella risposta alle investigazioni, però risulta che B'Tselem non critica né il ragionamento giuridico né le procedure di verifica dei fatti, bensì si scaglia contro la politica militare del governo e dell'IDF. Inoltre, i documenti di B'Tselem sui presunti crimini di guerra a Gaza sono basati principalmente su argomentazioni emozionali, come il numero di vittime del conflitto, il numero di edifici distrutti dai bombardamenti, ecc.

Una simile posizione è stata espressa in riguardo a Peace Now, la cui rappresentante Lara Friedman ha espresso preoccupazione sullo stato della democrazia israeliana. La Friedman ha denunciato "l'occupazione" come "un rischio alla sicurezza e all'esistenza di Israele", mentre la politica degli insediamenti sarebbe contraria ai valori ebraici e democratici sui cui Israele si fonda. Dopo alcune considerazioni sulla democrazia israeliana e sullo sviluppo socio-economico dello Stato ebraico, la Friedman continua a denunciare la politica degli insediamenti che "mette in pericolo la democrazia, distorce i valori ebraici..., danneggia le relazioni di Israele con il mondo, viola i diritti dei palestinesi e annulla ogni possibilità di raggiungere un futuro accordo di pace tra israeliani e palestinesi".

Che la pace con i palestinesi sia subordinata solo alla questione degli insediamenti è una posizione politica, non giuridica. Che sia solo Israele a avere il "potere" di far la pace con i palestinesi smantellando (tutti? solo in parte?) gli insediamenti in Giudea e Samaria è anche una visione politica tinta di paternalismo orientalista, giacché esclude i palestinesi come partner con poteri di negoziazione e li relega al solo ruolo di vittima da proteggere. La definizione dell'interesse di stato su sicurezza, pace e relazioni con la comunità internazionale è solo in parte definito da principi giuridici, contando anche le considerazioni politiche, economiche, militari e strategiche. Quel che tentano di fare molte ONG è definire un interesse di stato rivestendolo di sole argomentazioni giuridiche che però non hanno molto a che vedere con la politica che vogliono imporre attraverso le pressioni internazionali. Quel che è peggio è che questa strategia non tiene minimamente conto del fatto che l'ossessione sugli insediamenti e le continue iniziative sono proprio gli strumenti che contribuiscono alla creazione di un clima anti-israeliano che regna nella comunità internazionale, di un'atmosfera ostile a Israele che prevale nel mondo dei diritti umani, e di un sentimento di avversione generale che permette la riscrittura della storia e l'incessante lista di accuse contro lo Stato ebraico.

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Giovanni Quer


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