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Israele: diritto e società - Giovanni Quer
La Lista Araba Unita e il boicottaggio dei funerali di Peres: quali interessi persegue la dirigenza araba? 11/10/2016
La Lista Araba Unita e il boicottaggio dei funerali di Peres: quali interessi persegue la dirigenza araba?
Analisi di Giovanni Quer

Risultati immagini per united arab list
I deputati della Lista Araba Unita al Parlamento israeliano

Una nuova polemica occupa la società israeliana: un nuovo scontro politico tra la Lista Araba Unita e la coalizione al governo. Dopo la decisione della rappresentanza parlamentare araba di non partecipare ai funerali di Peres, Avigdor Liberman (Ministro della Difesa e leader del partito Israel Beitenu) ha proposto di boicottare le attività dei parlamentari arabi della Lista Araba Unita.

Basel Gattas (del partito Balad) ha definito la proposta, appoggiata dal Premier Benjamin Netanyahu, come ulteriore prova di una persecuzione politica degli arabi israeliani. In un articolo pubblicato su Haaretz (10 ottobre 2016), Odeh Bisharat critica la decisione della Lista Araba Unita di non partecipare ai funerali di Peres. Bisharat denuncia la politica della Lista Araba Unita che risulta in crescenti tensioni tra la maggioranza ebraica, la minoranza araba e la coalizione di governo. Secondo Bisharat non è possibile che vent'anni fa il 95 % degli arabi abbia votato a favore di Peres nonostante la sua carriera militare mentre oggi non si presentino ai funerali dello statista israeliano. Nello stesso articolo Bisharat si chiede se non ci siano altre occasioni per avanzare le convinzioni storiche e politiche (la "narrativa") palestinesi. Infine Bisharat punta a un preoccupante tendenza secondo cui la rappresentanza della Lista Unita si conforma alle voci espresse sui media sociali come Facebook - così la decisione di non firmare l'accordo avanzato dal partito Meretz sarebbe stata "bocciata" dalle voci espresse su Facebook da parte dell'elettorato arabo.

In altri articoli apparsi sulla stampa israeliana, si difende la posizione della Lista Araba Unita che ha preferito ricordare gli scontri dell'ottobre 2000, quando la polizia israeliana ha aperto il fuoco su dimostranti arabi che manifestavano contro le politiche militari israeliane, con 13 morti. La Lista Araba Unita ha un problema strutturale, poiché comprende voci di per sé incompatibili: il partito islamico, il partito comunista Hadash, i partiti nazionalisti e panarabisti Balad e Ta'al hanno ben poco in comune. La domanda sull'agenda politica della Lista Araba Unita è legittima: quali progetti politici a favore della minoranza araba sono avanzati dalla sua dirigenza parlamentare? Le dichiarazioni e le azioni politiche di molti parlamentari arabi sembrano piuttosto orientate ad avanzare la lotta diplomatica contro la narrativa storica e politica sionista e i simboli nazionali di Israele. In questo senso le critiche alla coalizione di partiti arabi sostengono che una tale azione politica aumenta l'animosità nazionalista con miseri risultati per l'avanzamento socio economico degli arabi quali cittadini di Israele.

Dalla visita alle famiglie dei terroristi palestinesi uccisi da Israele all'appoggio al boicottaggio di Israele, dalle accuse di apartheid e razzismo istituzionale ai paragoni tra vittime della Shoah e palestinesi, dalle visite a Paesi arabi nemici alle dichiarazioni in favore del nucleare iraniano i parlamentari arabi Hanin Zoabi, Bassel Ghattas, Jamal Zahalka e in parte Ahmed Tibi hanno suscitato l'indignazione del pubblico israeliano e alcuni tentativi di limitazione delle attività parlamentari. Ghattas ha considerato anche la recente decisione di mettere fuori legge il Movimento Islamico come un esempio di persecuzione politica. Il movimento Islamico, fondato negli anni '70 da Abdullah Nimar Darwish con passioni jihadiste e legato a Hamas e ai Fratelli Musulmani, ha due centri, al nord e al sud. Il leader del movimento del nord, Raed Salah, è già stato condannato per finanziamenti a Hamas e ora indagato per crimini di odio - legati all'incitamento alla violenza nelle campagne di protezione della Moschea di al-Aqsa.

Un'altra tendenza ancor più preoccupante riguarda invece i giovani arabi, istruiti e attivisti che si identificano con la politica anti-sionista come essenza della lotta per l'eguaglianza della minoranza araba. Attivi nelle reti sociali, molti giovani arabi considerano l'esistenza di una Israele ebraica come incompatibile con l'idea di eguaglianza, abbracciando un pan-arabismo postmoderno in cui le differenze religiose e culturali si fondono in un unico obiettivo: la lotta antisionista e l'avanzamento della narrativa storica e politica palestinese. Così, gli scrittori israeliani arabi che scrivono in ebraico, i cantanti che collaborano con cantanti ebrei, gli attori che compaiono in film di registi ebrei sono considerati come "collaborazionisti". Sono giovani moderni che si ribellano alle norme tradizionaliste che vigono nei villaggi e preferiscono una vita moderna e libera nelle città. Ma il risentimento verso lo Stato ebraico è più forte della realtà, per cui è proprio quello Stato che li indigna tanto a permettere la libertà di pensiero ed espressione che rivendicano con forza.

D'altra parte le critiche alla dirigenza araba si limitano a zittire le voci di dissenso alle politiche dei governi israeliani, che hanno sistematicamente ignorato la questione della minoranza araba, con ridicole argomentazioni come "in fondo state meglio che in altri Paesi arabi". E' vero anche che gli arabi israeliani godono di una rappresentanza sempre più in crescita nelle istituzioni israeliane. Ma il divario tra i rappresentanti politici e i rappresentati della società araba è così ampio che gli enormi sforzi degli arabi che agiscono "dentro il sistema" sono neutralizzati. I diplomatici arabi, i giudici arabi, i rappresentanti nelle varie commissioni ministeriali arabe, gli imprenditori e i rappresentanti degli studenti arabi nelle università avanzano ogni giorno l'agenda sociale della minoranza araba. ONG e partiti politici, che dovrebbero agire con gli stessi obiettivi, hanno invece un'altra agenda, cioè la lotta contro l'identificazione dello Stato di Israele come Stato-nazione degli ebrei.

E' difficile pensare che Hanin Zoabi o i giovani tatuati che si divertono nei bar di Haifa e Tel Aviv sognino uno Stato arabo-islamico o uno Stato binazionale che faccia la fine del Libano in quella che oggi è Israele. Sognano di non essere trattati con il sospetto di essere sempre potenziali nemici, di avere gli stessi finanziamenti da parte dello Stato, di esser trattati senza arroganza (come spesso ripete Hanin Zoabi) da parte delle elite israeliane, di poter usare la lingua araba in più contesti culturali e accademici. Alcuni commentatori sostengono che questo "sogno" è ormai impossibile perché i governi israeliani non hanno fatto abbastanza. Altri dicono che è impossibile perché gli arabi sono inevitabilmente nemici. È forse il caso di citare gli esempi di quei rappresentanti che non sognano di diventare un giorno la maggioranza, e accettano di essere cittadini di uno Stato con cui è pur difficile possano identificarsi, ma negoziando con le autorità, criticando il governo, manifestando, rivendicando diritti e elaborando progetti sociali. È la prova che l'integrazione della minoranza araba è possibile se gli interessi della minoranza araba fossero difesi nei banchi della Knesset con la stessa foga con cui si difende l'idea di un utopico e forse non desiderabile stato binazionale.

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Giovanni Quer


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