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Giovanni Quer
Israele: diritto e società
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La criminalizzazione degli insediamenti israeliani 10/10/2016
La criminalizzazione degli insediamenti israeliani
Analisi di Giovanni Quer

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Gli insediamenti israeliani in Giudea e Samaria sono al centro dei dibattiti sul conflitto. Negli ultimi dieci anni sono stati definiti il principale ostacolo alla pace, e già da almeno vent'anni si consolida la convinzione che siano illegali. Questa settimana tre eventi segnano l'inizio della criminalizzazione degli insediamenti: la visita in Israele di una delegazione della Corte Penale Internazionale, la seduta speciale del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sulle "colonie", e la dichiarazione dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani in favore del boicottaggio di Israele.

Nati come piccoli agglomerati vicino ad avamposti militari dopo la Guerra dei Sei Giorni, gli insediamenti in Giudea e Samaria sono cresciuti dagli anni '70 sia con l'appoggio della sinistra e poi principalmente della destra. Negli insediamenti vivono laici, religiosi e haredim. In Israele è il movimento religioso sionista rafforzatosi dal 1967 che suscita dibattiti sulla politica e società israeliana. I laici si sentono sempre più attaccati, mentre nelle città miste (Haifa, Lod, Ramle, Giaffa) si trasferiscono dagli insediamenti gruppi di famiglie per rafforzare l'identità ebraica e la presenza ebraica.

Nel mondo è però la presenza di israeliani in Giudea e Samaria che suscita scalpore. Dalle dichiarazioni politiche in occasione del Processo di Barcellona del 2008 si è consolidata l'opinione che gli insediamenti siano illegali e il principale ostacolo alla pace. La svolta politica è stata fondamentale. Dagli Accordi di Oslo era chiaro che il futuro dei territori sarebbe stato oggetto di negoziazioni tra Israele e Autorità Palestinese, ma una congiunzione di movimenti popolari e battaglie diplomatiche ha cambiato la scena politica. Già nell'appello del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) del 2005 emerge una visione storica e politica diversa: ogni presenza israeliana oltre i confini del 1948 è "illegale", così come l'esistenza di Israele è illegittima. Dal 2006, il Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU ha contribuito ha creare le medesime opinioni di illegalità degli insediamenti.

Qui però la prima diatriba: cosa si intende per insediamenti? Nel linguaggio della politica internazionale non sono solo le cittadine ebraiche in Giudea e Samaria, ma anche la cosiddetta Gerusalemme Est e le Alture del Golan, su cui Israele ha esteso la sovranità. Nonostante quel che si vuole credere, fino a poco tempo fa in Israele destra e sinistra concordavano sulla futura negoziazione di alcuni territori - forse le differenze riguardavano quanti insediamenti si sarebbero dovuti smantellare. Dopo il ritiro da Gaza del 2005, un crescente numero di israeliani vede nel ritiro dai territori un pericolo più che un'opportunità di pace, e proprio mentre crescevano i tentativi di criminalizzare gli insediamenti, si è consolidata anche l'opinione politica ora rappresentata dal partito "Habayt Hayehudi" e da alcuni membri del Likud, secondo cui Israele dovrebbe dichiarare la sovranità sulle aree C (che Israele controlla e dove sorgono gli insediamenti), e dare opportunità ai quasi 300,000 palestinesi che vivono sotto amministrazione israeliana.

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Obama ha introdotto il "congelamento degli insediamenti" come precondizione per le trattative, aumentando il potere di negoziazione dei palestinesi. Ma è negli ultimi cinque anni o più che la campagna di criminalizzazione degli insediamenti ha preso il volo. Un numero enorme di ONG si occupa solo ed esclusivamente dei palestinesi che vivono nelle aree C (che negli accordi di Oslo sono sotto amministrazione israeliana, mentre i palestinesi che ci vivono sono soggetti alle autorità israeliane solo in tre aree: permessi di lavoro in Israele e negli insediamenti, pianificazione urbana, servizi idrici). I dibattiti sull'acqua, sul comportamento dei soldati israeliani, sulle violenze perpetrate dalle frange oltranziste dei coloni sono divenuti l'essenza degli insediamenti. La stampa internazionale contribuisce sostanzialmente a questa visione nel riportare in maniera parziale le notizie e le analisi politiche, prevalentemente basate sull'attivismo delle ONG. Basta guardare quanti articoli sono stati dedicati al caso Dawabshe, il bambino morto nell'incendio appiccato da un gruppo di estremisti israeliani a una casa di palestinesi, e al caso Ariel, la bambina accoltellata nella sua camera ad Hebron - nel primo caso si parlava di crimine d'odio, nel secondo caso sembrava quasi un crimine senza contesto.

Questa settimana una delegazione della Corte Penale Internazionale visiterà Israele come parte del lavoro di investigazione sull'episodio della Mavi Marmara e le accuse di crimini contro l'umanità avanzate dall'Autorità Palestinese proprio in riferimento ai territori. L'anno scorso i giudici della Corte Penale Internazionale hanno deciso, su parere contrario del Procuratore, di continuare le investigazioni sull'episodio della Mavi Marmara, mentre stanno considerando le accuse di crimini contro l'umanità e apartheid in connessione agli insediamenti. Israele ha accettato di collaborare con la delegazione dopo anni di rifiuto si cooperazione con le commissioni di inchiesta stabilite dall'ONU. L'evento è considerato una svolta nell'atteggiamento politico di Israele, che è sempre più minacciato nei contesti internazionali e oggetto di campagna di demonizzazione che in gran parte sfruttano le accuse di apartheid. Venerdì si terrà una sessione speciale del Consiglio di Sicurezza sulla questione degli insediamenti. La sessione è stata richiesta su pressione dell'Autorità Palestinese da Malesia, Venezuela, Senegal, Egitto e Angola ed è stata intitolata "gli insediamenti come ostacolo alla pace e alla soluzione dei due stati".

Dani Danon, come riporta la stampa israeliana, ha definito la mossa come un atto di "terrorismo palestinese" contro le comunità israeliane in Giudea e Samaria. La sessione ha lo scopo di introdurre il dibattito sugli insediamenti al Consiglio di Sicurezza per arrivare in un futuro a una condanna della presenza israeliana in Giudea e Samaria, sfruttando anche il clima creato dalla presidenza Obama dichiaratamente sfavorevole a Israele. Nella richiesta avanzata al Consiglio di Sicurezza c'è anche scritto che le forze di sicurezza israeliane sono responsabili delle violenze causate in Giudea e Samaria contro i palestinesi. In concomitanza con la sessione speciale, arriva anche una dichiarazione dell'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'ONU, il principe giordano Zayd Ra'ad al-Hussein, che ha esortato l'ONU a boicottare i rapporti economici con gli insediamenti. La dichiarazione segue la decisione del Consiglio dei Diritti Umani di marzo che ha allargato la lista delle imprese che hanno rapporti commerciali legati ai territori.

La politicizzazione del diritto internazionale e della giustizia internazionale è grave non solo perché altre simili situazioni di occupazione non godono di una tale attenzione e ossessivo lavoro che coinvolge addirittura le municipalità o le chiese di mezza Europa, ma perché rappresenta un tentativo di "criminalizzazione" di Israele che ha un precedente nella dichiarazione ONU che equiparava il sionismo al razzismo. Non è chiaro come queste iniziative possano contribuire alle negoziazioni su un accordo di pace. Al contrario, servono solo a isolare Israele in seno alla comunità internazionale in nome dei diritti umani e dei principi di giustizia. Il resto delle questioni legate al conflitto è volutamente sottaciuto e ignorato.

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Giovanni Quer


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