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Giovanni Quer
Israele: diritto e società
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L'uso dell'acqua nel BDS in Veneto: la campagna contro il WATEC 11/09/2016
 L'uso dell'acqua nel BDS in Veneto: la campagna contro il WATEC
Analisi di Giovanni Quer

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Dal 21 al 23 settembre si terrà a Venezia la fiera internazionale sulle risorse idriche organizzata dall'Agenzia Nazionale dell'Acqua di Israele Mekorot, in collaborazione con l'Unione Europea, la Coldiretti Veneto, Porto di Venezia, Ministero dell'Ambiente e altri sponsor privati.
Poiché si tratta di Mekorot, la campagna di boicottaggio si è subito mobilitata. Una prima lettera è stata spedita alla Coldiretti Veneto dalle organizzazioni Palestinian Farmers Union (PFU) e PENGON (Palestinian Environmental NGO Network). La PFU è stata fondata nel 1993 come sindacato degli agricoltori palestinesi, ed è molto attiva nel boicottaggio e nella demonizzazione di Israele, collaborando con altre associazioni palestinesi e internazionali.
La FPU fa parte della rete delle ONG palestinesi (PNGO) che nel 2008 ha pubblicato una sorta di codice etico, proibendo qualsiasi attività di "normalizzazione". Inoltre, è membro di altre due iniziative per il boicottaggio (PENGON e Al-Mersad per il boicottaggio dei prodotti degli insediamenti).
Infine, è attiva in collaborazioni con associazioni di solidarietà francesi e catalane.
La rete ambientalista di cui FPU fa parte, PENGON, usa l'ecologia per demonizzare Israele, parlando di "Nakba ambientalista" (usando cioè la parola catastrofe solitamente associata alla nascita dello Stato di Israele), massacri, e presunte deforestazioni. Israele ruberebbe l'acqua ai palestinesi che non possono quindi sviluppare una propria economia agricola.
PENGON ha già partecipato al boicottaggio di Soda Stream ed ora è attiva nella campagna contro Mekorot. Nella lettera indirizzata alla Coldiretti si legge che Israele usa questa fiera internazionale per promuovere la propria tecnologia usata per violare i diritti dei palestinesi.
Il testo descrive come Israele si appropri delle risorse idriche destinate ai palestinesi, come abbia costruito impianti di trattamento delle acque reflue per gli insediamenti e di come basi i rapporti con i palestinesi su espropriazione delle terre, violazioni dei diritti umani, apartheid.
Citando Amira Hass, la giornalista israeliana che scrive per Haaretz reportage dai Territori Palestinesi, la lettera sostiene che a causa di Israele, i palestinesi non hanno acqua per coltivare i campi menter gli israeliani hanno piscine negli insediamenti.
A questa lettera è seguito un appello indirizzato alla Commissione Europea firmato da varie associazioni, comprese le italiane Un Ponte Per..., FIOM-CIGL (entrambe firmatarie dell'appello BDS-Italia e la prima nella lista delle ONG che ricevono finanziamenti pubblici dal MAE), ARCI Italia, Unione Sindacale di Base, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'Acqua-Onlus, COSPE onlus, Forum italiano dei movimenti per l'acqua, Rete Ebrei Contro l'Occupazione. L'appello accusa Israele di negare l'accesso alle risorse idriche ai palestinesi, di utilizzare l'evento per promuovere la violazione del diritto internazionale sostenendo aziende che operano negli insediamenti.
Si legge che "attraverso il patrocinio a Watec, la Commissione dà credibilità al mito del miracolo israeliano dell’acqua, costruito sull’appropriazione delle risorse idriche palestinesi e sulla negazione di un diritto vitale, ingannando le imprese europee che vi parteciperanno e l’opinione pubblica".
Inoltre si citano gli esempi di imprese internazionali che per le campagne di boicottaggio hanno presumibilmente ritratto le collaborazioni con enti israeliani, "tra cui le imprese olandesi Vitens e Royal HaskoningDHV, le francesi Veolia, Safege e Poma, l’irlandese CRH e la tedesca Deutsche Bahn".
Nessuna delle due lettere cita la Joint Water Committee, la commissione sulla gestione delle risorse idriche creata dagli Accordi di Oslo, come il principale organo responsabile per l'acqua. Inoltre, in uno studio dell'Istituto BESA dell'Università di Bar-Ilan si descrive la questione dell'acqua nei territori e si sfatano i miti anti-israeliani.
Secondo questo studio, la maggior parte dell'acqua che arriva in Giudea e Samaria proviene da fonti interne alla cosiddetta Linea Verde, e non da risorse dei territori. In secondo luogo, l'Autorità Palestinese non avrebbe investito nello sviluppo di tecnologie idriche di estrazione e desalinizzazione, nonostante i progetti internazionali che avrebbero finanziato i lavori di estrazione, e purificazione dell'acqua.
Al contrario, le iniziative di estrazione abusiva dell'acqua causerebbero un inquinamento dei pozzi che rendono l'acqua inutilizzabile anche a fini agricoli. Infine, in molti casi la rete idrica nei territori viene danneggiata da estrazioni illegali che causerebbero la perdita di importanti quantità di acqua.
Quel che è però più grave è che nella volontà di proteggere i diritti dei palestinesi si promuove invece il rifiuto della collaborazione e della "normalizzazione" cioè qualsiasi attività tra israeliani e palestinesi.
In questa visione politica, Israele incarna il male assoluto da combattere a ogni costo. Le accuse di "rubare l'acqua" spesso accompagnate da accuse di "avvelenare l'acqua ai palestinesi" dal sapore prettamente antisemita, non lasciano spazio né a fatti né a possibili accordi.
Ancora una volta non è chiaro come il boicottaggio intenda promuovere i diritti dei palestinesi e soprattutto come intenda promuovere la pace, la giustizia e i principi di cui le organizzazioni firmatarie si fanno portavoce.

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Giovanni Quer


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