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Menachem Begin interviene su un possibile Stato palestinese 09/08/2017
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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Con lo sciopero della fame arrivano le richieste dei terroristi

Con lo sciopero della fame arrivano le richieste dei terroristi
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

http://www.israelnationalnews.com/Articles/Article.aspx/20422

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Terroristi palestinesi

Alle loro rivendicazioni manca soltanto una vacanza gratuita in Riviera con la famiglia. Ma non c’è problema, ci pensa l’ANP. Nelle carceri israeliane ci sono circa 5.500 prigionieri arabo palestinesi, di cui la maggior parte sta scontando la pena per reati contro la sicurezza, tra cui l’omicidio, l’organizzazione di attacchi terroristici e il loro finanziamento. Quasi tutti sono stati giudicati in tribunale, pochi di loro sono in centri di detenzione amministrativa. Di tanto in tanto richiedono miglioramenti delle loro condizioni detentive, e se questi non sono sufficienti, c’è sempre qualcuno che inizia uno sciopero della fame per costringere lo Stato d’Israele a capitolare. Nel corso degli anni, all’interno delle prigioni entravano illegalmente telefoni cellulari che i prigionieri riuscivano a contrabbandare dall’esterno, grazie ai contatti con i visitatori. In molti casi, i capi dell’ OLP e di Hamas prendecano decisioni solo dopo aver ricevuto il benestare di quello che chiamano il “Movimento dei carcerati”. Nel governo dell’ANP c’è un “Ministro dei prigionieri” il cui unico compito è quello di prendersi cura di loro e delle loro famiglie. I terroristi si vedono non come criminali, ma come combattenti per la libertà, quando parlano di sé non utilizzano il termine ebraico di prigioniero ( Asir ), ma quello di prigioniero di guerra ( shavuy ).

Nelle carceri vengono separati e distinti a seconda delle organizzazioni terroristiche a cui appartengono: OLP, Hamas, Jihad, Fronte Popolare e altre ancora, al fine di evitare conflitti tra loro. Spesso le controversie tra i diversi gruppi si riflettono nei rapporti tra prigionieri. Il continuo contatto che i prigionieri tengono con il mondo esterno, li ha portati ad un profondo coinvolgimento personale nei dibattiti politici e pubblici che si svolgono in seno all’Autorità Nazionale Palestinese, che si concretizza in vari modi: alcuni si candidano alle elezioni, altri vanno a votare in tempo di elezioni, altri ancora danno istruzioni dal carcere per attacchi terroristici. Una richiesta continua a chi è fuori del carcere è il sequestro di soldati o civili israeliani, da utilizzare come scambio per la loro libertà. L’ANP continua a utilizzare i fondi pubblici per dare notevoli somme di denaro ogni mese alle famiglie dei carcerati.

Fin dal 1969 i prigionieri hanno attuato diversi scioperi della fame: 1972, 1980, 1986, 1992, 1999, 2004 e nel 2012, in media uno ogni sei anni. L'ultimo sciopero è stato proclamato cinque anni fa, quindi questa iniziativa non è una novità. Questa volta l’evento è stato scatenato da Marwan Barghouti, capo dell’organizzazione Fatah a Ramallah, che ha annunciato l'inizio di uno sciopero della fame. Nato nel 1958, Barghouti rappresenta la generazione intermedia nella leadership di Fatah e ha 22 anni meno di Mahmoud Abbas. Il fatto che egli sia di Ramallah, mentre Abbas è nato nella città di Tsfat (Safed) in Galilea, gli concede una legittimità che Abbas non possiede. Barghouti era stato catturato nel 2002, all’apice della Seconda Intifada e nel 2004 venne condannato a 5 ergastoli, più altri 40 anni per gli omicidi commessi.

Grazie alle politiche liberali dei servizi penitenziari israeliani, gli è concesso di incontrare i visitatori che vuole, di fare politica all'interno della propria cella e, per coronare il tutto, di candidarsi per un seggio nel Comitato Centrale dell'Olp dove nel dicembre 2016 ha ottenuto il primo posto, malgrado sia un ergastolano. Israele non si è posto le seguenti domande: il fatto stesso che un condannato per terrorismo e assassinio, sia stato scelto a capo del Comitato Centrale di un'organizzazione, non potrebbe essere indicativo di come funziona l'organizzazione che lo ha eletto? Questa organizzazione, che è al centro dell’istituzione dell'OLP, è degna di partecipare a negoziati e di creare uno Stato? Che cosa ci dice tutto questo riguardo al leader dell'organizzazione, Mahmoud Abbas, che permette ad un condannato per assassinio e terrorismo di mettere il suo nome nella lista di quelli in corsa per la carica di capo dell'organizzazione? Ma nonostante la vittoria elettorale, Barghouti non ha ottenuto un potere decisionale all’interno dell’OLP. E’ un segnale che lo spinge ai margini, un problema particolarmente importante proprio ora che è iniziata la ricerca di chi succederà all’attuale Presidente. Abbas dopo la morte di Arafat nel 2004 è stato fino ad oggi leader di Fatah, capo dell’Olp e Presidente dell’ANP. Un buon numero di detenuti, soprattutto quelli che non appartengono a Fatah, ritengonono che Barghouti abbia dichiarato lo sciopero della fame per motivi personali, per salire un po’ più in alto sulla scala della leadership , senza tener conto delle sofferenze degli altri reclusi.

Questo spiega perché solo un sesto dei detenuti per terrorismo ha annunciato che avrebbe aderito allo sciopero. Vale la pena di ricordare che, in passato, molti avevano annunciato la partecipazione a scioperi della fame, ma, di nascosto, hanno continuato a mangiare come al solito. Senza dubbio, all'interno delle mura della prigione, c'è una lotta in corso tra lo Stato e i gruppi terroristi. Di primo acchito, sembra che sia lo Stato ad avere il sopravvento e possa quindi fare ciò che vuole all’interno delle prigioni, ma la situazione è in realtà molto più complessa. Lo Stato non è interessato a spingere i terroristi incarcerati fino a un punto di esasperazione e di violenza, che potrebbero dare adito a manifestazioni nelle strade delle città arabe in Giudea e Samaria. D'altra parte, lo Stato non può permettere che siano gli assassini a dettare ordini dalle prigioni. È da qui che deriva la lista dei vantaggi che la direzione della prigione concede ai detenuti, che viene modificata ogni volta che c’è uno sciopero. Questo è l’elenco completo delle richieste che questa volta i condannati per terrorismo hanno compilato. Il lettore è invitato a leggerlo e a giudicarlo da solo (i miei commenti sono tra parentesi, MK)

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Marwan Barghouti

Le richieste del “Movimento dei prigionieri” :

1. Comunicazione
Disponibilità di telefoni pubblici a pagamento per tutti i palestinesi detenuti in ogni sezione di ogni prigione israeliana al fine di consentire il contatto umanitario con i parenti. Questa richiesta dopo che l’ex membro della Knesset, Basel Attas, era stato sorpreso a contrabbandare telefoni cellulari fra condannati per terrorismo, per cui erano stati proibiti. Per questo il primo punto della lista riguarda la richiesta di un telefono pubblico).

2. Visite
a. Ripristino della seconda visita della Croce Rossa che era stata annullata.
b. Visite regolari ogni due settimane, senza cancellazione da parte di alcun organismo.
c. Nessun divieto di visita a un prigioniero da parte di qualsiasi famigliare di primo o secondo grado. (Anche se al parente non è permesso entrare in Israele a causa del suo coinvolgimento in attività terroristiche).
d. Raddoppio dell’orario di visita, da 45 minuti a un’ora e mezza.
e. Il permesso ai detenuti di farsi fotografare con le loro famiglie ogni tre mesi. (Per i social network).
f. Installazione presso l'ingresso al carcere di servizi per i membri della famiglia in visita.
g. Ammissione alla visita di figli e nipoti di età inferiore ai 16 anni.

3. Problemi medici
a. Chiusura dell’ “Ospedale del carcere di Ramla”, perché non idoneo a fornire le cure necessarie. (Vogliono un ospedale fuori del carcere)
b. Mettere fine alla politica di negligenza medica. (Perché non denunciare questi casi in tribunale?).
c. Controlli medici regolari. (Non possono rivolgersi ad un tribunale anche per questo?).
d. Esecuzione di un intervento chirurgico con procedura d’emergenza. (Gli israeliani devono aspettare il loro turno in lunghe liste d’attesa, ma non i terroristi condannati ...).
e. Consentire agli specialisti di andare nelle cliniche della prigione.
f. Liberare i prigionieri gravemente malati, così come coloro che sono portatori di handicap o affetti da patologie potenzialmente letali.
g. Non far pagare ai detenuti le cure mediche.

4. Donne detenute
Dare ascolto alle esigenze delle carcerate e alle loro necessità, permettendo loro di avere un trasporto separato per genere e il contatto diretto, senza divisorio, durante le visite.

5. Trasporti:
Richieste per quanto riguarda il “Bosta”, il veicolo utilizzato per il trasporto di prigionieri, una parola la cui origine è la parola “Post”, cioè la posta. (Gli arabi hanno difficoltà a pronunciare il suono P).
a. Più considerazione per i detenuti che devono essere trasportati in “bosta”. (Vogliono sedersi accanto al posto di guida, dove c'è una porta che può essere aperta, non in un vano bloccato alle spalle dell’autista).
b. Far tornare nelle loro celle i prigionieri provenienti da cliniche e udienze in tribunale invece di lasciarli fuori in strutture di accoglienza.
c. Ristrutturare queste strutture di accoglienza per detenuti e rifornirle di generi alimentari .

6. Più canali satellitari: aggiungere quelli che vogliono i detenuti. (Come i canali multimediali della Jihad: Al Jazeera dal Qatar, Al-Aqsa di Hamas, al-Manar di Hezbollah e al-Alam dall'Iran).

7. L'installazione di aria condizionata nelle carceri, soprattutto a Meggido e Gilboa. 8. Riportare le cucine in ogni prigione, piuttosto che l’attuale distribuzione alimentare centralizzata, ponendole sotto il controllo unico dei prigionieri arabi palestinesi. (Con scelta del menu? Qualcuno vuole caviale?).

9. Effetti personali: Permettere che durante le visite possano essere portati ai prigionieri libri, giornali, articoli di abbigliamento, prodotti alimentari e effetti personali. (Questo renderebbe più facile contrabbandare schede SIM per telefoni cellulari).
10. Mettere fine alla politica dell’isolamento.
11. Mettere fine alla detenzione amministrativa. (Così Israele sarà costretto a rivelare la sua rete d’intelligence antiterrorismo nei tribunali, e bruciare le fonti da cui l'IDF viene informata su attività terroristiche).
12. Docenti Universitari: Ripristino di Corsi Aperti dell’Università ebraica. (Cosa c'è che non va con le università arabe come Beir Zeit o Alnajach?)
13. Scuole Superiori: Autorizzazione per dare esami di maturità israeliani. ( Uno deve sempre pianificare per il futuro …)

Fine del documento.

Lasciamo che sia il lettore a decidere quale sia la sua opinione su queste richieste, e che si ponga due brevi domande:
a. In quale Paese, in qualsiasi parte del mondo, terroristi, assassini condannati, avrebbero il coraggio di chiedere queste cose?
b. Quale Paese normale dovrebbe accondiscendere a queste richieste - o anche solo negoziare ?

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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