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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Venti di guerra all’orizzonte 25/03/2017
 Venti di guerra all’orizzonte
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

Risultati immagini per assad against israel
Assad con l'Ayatollah Khamenei

La ricerca accademica analizza i fattori che determinano le guerre tra le nazioni nel corso degli ultimi secoli, per capire come e perché sono esplose, sia per prevedere quelle in fieri, “unendo i puntini” tra i vari segnali di un conflitto imminente.
Dal momento che divengono evidenti, le analisi mettono anche in rilievo i fattori che potrebbero ostacolare l’inizio di una guerra, ad esempio il costo elevato di vittime militari e civili e i danni alle infrastrutture.
La Siria non fa eccezione alla regola, dal momento che le ragioni che avevano spinto il regime a dichiarare le guerre in passato erano sempre state un misto di fattori interni ed esterni. La causa esterna, per lo stato permanente di guerra contro Israele è la sua stessa esistenza, mai riconosciuta dal regime siriano.
La spinta ad attaccare Israele era venuta dall'URSS mentre il sostegno allo Stato ebraico veniva dall’Occidente. A questo si somma il desiderio di avere garantita una posizione di potere nella leadership panaraba e la voglia di cancellare le umilianti sconfitte siriane degli anni 1948, 1967, 1973 e 1982 per mano dei ‘sionisti’.
I media siriani hanno sempre giocato un ruolo nello sforzo bellico del Paese, sostenendo l’esercito in guerra e la popolazione, perché fosse disposta a sopportare i danni della guerra condotta con le armi convenzionali.
I media siriani sono controllati dal regime, che, censurando le notizie da pubblicare, rivelano la linea politica del governo.
I fattori che in passato avevano impedito lo scoppio di guerre erano soprattutto, come ho scritto, i danni nei confronti dell’esercito e delle infrastrutture del Paese, ma anche la possibilità di un’altra sconfitta da parte di Israele, che avrebbe portato ulteriori umiliazioni al regime. Oggi, dal momento che i social network consentono a chiunque di esprimere liberamente la propria opinione, la leadership siriana sa bene che per conquistare il favore della popolazione non potrà più usare i media nazionali, perché ogni arabo – dentro e fuori dalla Siria - sa che la sua affidabilità è limitata, perchè i giornalisti non possono esprimersi liberamente.
In passato, una delle principali ragioni interne che avevano spinto gli Assad, padre e figlio, a dichiarare guerra a Israele era stato il desiderio di presentare Israele come una minaccia, che avrebbe indotto i siriani - in particolare l’opposizione - a mettere da parte le differenze per unirsi agli Assad nella lotta contro “ l’entità sionista che minaccia tutti noi”. Oggi, con la Siria devastata tra le zone controllate dai ribelli e quelle ancora sotto il controllo dell’ ISIS, rende improbabile che una guerra con Israele porterebbe i ribelli e l’ISIS a smettere di attaccare Assad, e sicuramente non fino al punto di unirsi in una guerra contro Israele.
Nonostante le perdite e i danni subiti da parte dell’opposizione, da quando la Russia è entrata nel conflitto, e nonostante il fatto che anche i ribelli sono lontani anni luce dal riconoscere il diritto di Israele a esistere, continueranno a combattere contro Assad. Negli ultimi giorni, i ribelli hanno intensificato gli attacchi su Damasco, dopo le sconfitte di Aleppo e Homs.
Una guerra tra Assad e Israele potrebbe spingere i ribelli a sfruttare questa occasione per conseguire alcune vittorie. Dopo quasi mezzo milione di morti in sei anni di combattimenti, i ribelli potrebbero accettare che Israele eliminasse il regime di Assad, non per amore di Israele, ma a causa del loro odio per il dittatore.
In passato, la ragione per scatenare una guerra, era stata la pressione esercitata dall’Unione Sovietica, per sconfiggere Stati Uniti ed Europa sul campo di battaglia mediorientale. Oggi, non è affatto sicuro che la Russia voglia una guerra tra Siria e Israele, in parte a causa del ruolo minore che l’Occidente gioca nella attuale politica mediorientale e in parte perché Putin non vuole spingere Trump a esibire il suo sostegno attivo e ovvio per Israele.
Putin è consapevole del fatto che gli Stati Uniti stanno inviando combattenti sul campo nella guerra condotta contro l’ISIS; si rende conto che la politica non interventista di Obama è finita e non vuole trovarsi di fronte agli Stati Uniti in una guerra tra Siria e Israele, in cui sarebbe costretto a sostenere la Siria e ad opporsi a Israele.
Non so quanto Putin tema la tecnologia militare israeliana, ma l’abbattimento di un missile russo SA-5 da parte di un missile "Arrow" israeliano avvenuto la settimana scorsa, è sufficiente per portare l’esercito russo a riflettere ed a sollevare dubbi sulla fattibilità di una guerra tra armi russe e israeliane.
Sembra che l’esercito russo, che ha già valutato molto difficile sconfiggere le armi leggere nelle mani dei ribelli siriani, non sia pronto a confrontarsi direttamente con la tecnologia miliare israeliana.
Dietro le quinte c'è anche un importante aspetto economico: la possibilità che Israele in un prossimo futuro rifornisca gas all’Europa su vasta scala, causando notevoli difficoltà economiche alla Russia, nel caso che l'Europa decidesse di fare a meno del gas russo. Per riassumere il problema Russia, non sembra che avrebbe interesse a favorire una guerra tra Siria e Israele, perché servirebbe solo a complicare ancora di più i problemi interni della Siria e a minare gli sforzi della Russia per trovare un accordo tra Assad e i ribelli.
Il 23 marzo, a Ginevra, le due parti hanno iniziato il quinto round di colloqui. Ma ci sono altre potenze che operano in Siria. L’elenco comprende l’Iran, Hezbollah, le milizie sciite irachene, così come gli afghani. Ognuna ha i propri interessi, molto diversi da quelli della Russia e di Assad. A mio avviso, l’Iran e Hezbollah vogliono coinvolgere Israele nella guerra in Siria per mostrare a iraniani e libanesi - molti dei quali sono contro il coinvolgimento del loro Paese in Siria - che non c'è scelta, nonostante il prezzo elevato di vittime e di attrezzature, dal momento che la guerra non è solo contro i ribelli e lo Stato islamico, ma anche contro l’ "entità sionista che minaccia tutti noi”.
L'Iran vuole trascinare la Siria in una guerra con Israele, in sostanza una guerra contro Trump; gli iraniani vorrebbero mettere alla prova l’ impegno americano verso Israele per verificarne l’ ostilità. Si aspettano che la Russia partecipi alla guerra, e che gli Stati Uniti ne restino fuori, per evitare di essere coinvolti in conflitti regionali e per non schierarsi nelle relazioni tra Trump e Putin.
Anche Hezbollah è interessata a una guerra con Israele, al fine di dimostrare ai propri detrattori in Libano e al mondo arabo-islamico che le sue armi, in particolare i missili, hanno lo scopo di combattere Israele e non “i fratelli siriani”.
Per dimostrare ai propri combattenti e ai sostenitori iraniani che, nonostante la perdita di uomini che Hezbollah ha subìto in Siria, l’esercito è più forte che mai e che l’alleanza degli sciiti al Nord, la coalizione sciita dall'Iran all’Iraq, dalla Siria al Libano, fiancheggiato dagli sciiti dello Yemen del Sud, sta continuando le ostilità verso Israele al fine di isolare l’Arabia Saudita.
Il problema della presenza di Iran e Hezbollah in Siria potrebbe determinare una guerra contro Israele dal territorio siriano, con o senza il coinvolgimento o l’accordo delle forze di Assad e nonostante l’opposizione russa. Una mossa iraniana di questa natura sarebbe mirata a spingere la Russia in una guerra in cui il Cremlino deve scegliere da che parte stare, ed è altamente improbabile che la Russia sosterrebbe Israele contro l'Iran, dopo anni di cooperazione tra i due Paesi, soprattutto nel mantenere Assad a capo del regime.
Lo scenario di una guerra contro Israele condotta da Iran e Hezbollah proveniente dalla Siria sembra inverosimile, ma questo è, dopo tutto, il Medio Oriente.
Per riassumere la situazione, si può dire che il deterioramento che porta ad una guerra tra Israele e il caos internazionale chiamato Siria, potrebbe verificarsi, soprattutto se Israele continua ad attaccare le postazioni di Hezbollah, gli iraniani e il regime di Assad in Siria.
Poi c’è Assad -dal momento che il suo Paese è già stato distrutto insieme a gran parte delle infrastrutture- può ritenere che Israele non troverebbe molti obiettivi da attaccare e distruggere, che ritenga di non avere più nulla da perdere. Israele deve proteggere i propri interessi, insieme alla sicurezza, con molta attenzione, inviando a tutti i propri nemici - grandi e piccoli, nazioni e organizzazioni (non ci dobbiamo dimenticare di Hamas a Gaza) - un messaggio affilato come un rasoio, chiaro come il sole di mezzogiorno in estate, che non tollererà alcuna minaccia alla propria sicurezza, che agirà con forza e senza vincoli nei confronti di chiunque tenti di attaccarlo.
Solo una minaccia credibile di un attacco diretto, può scoraggiare le parti che combattono in Siria, che in questi anni hanno mostrato al mondo che niente li ferma, non la sofferenza umana, non la distruzione di un intero paese, non gli accordi e le intese. Israele non può fare affidamento su intese raggiunte tra le parti. In un inferno, le posizioni politiche possono cambiare in ogni momento.

 

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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