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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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La demolizione di Amona è scritta nel Corano 26/11/2016
 

La demolizione di Amona è scritta nel Corano
Commento di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

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Il Corano dice ai musulmani che la Corte Suprema israeliana sta attuando semplicemente le profezie di Maometto. In Israele si sta avvicinando il momento in cui, se non si trova una soluzione, Amona verrà distrutta - e probabilmente verranno demolite anche delle case a Ofra e in altri luoghi di Giudea e Samaria - al fine di applicare le decisioni della Corte Suprema israeliana. In tutto il Paese si sta svolgendo un infervorato dibattito pubblico, chi a favore della demolizione e chi contro, discutendo sulle norme di legge, sulla presa di posizione della Corte Suprema e sullo stesso statuto della Corte. Nessuno si preoccupa di come “l’altra parte” vede la distruzione delle case, di ciò che “l'altra parte” vuole imporre e le conclusioni che “l'altra parte”, i nostri nemici, trarranno da questa distruzione. Gli arabi osservano ciò che sta accadendo in Israele, seguono il dibattito pubblico ed si stupiscono dell’indipendenza della Corte e della sua capacità di imporre la propria visione del mondo su tutto il governo israeliano. Alcuni editorialisti musulmani si augurano sinceramente che questo possa avvenire anche nei loro Paesi, con un Tribunale che difenda il cittadino comune dalle decisioni arbitrarie dei governanti e dei politici. Ma la parte araba interpreta la demolizione di case in modo del tutto diverso. Si tratta di una narrazione religiosa, che vede la fede come fonte di chiarimento e spiegazione per tutto ciò che succede nel mondo e Allah come il principio di tutto ciò che accade. Le parole di Allah sono nel Corano, il testo base in ogni luogo, momento e situazione. Anche la distruzione delle case in Israele ha una spiegazione nel Corano, si trova in un paragrafo all'inizio del capitolo 59, con il titolo “Il bando”. “E’ Lui che al primo bando (ordine di mobilitazione dei musulmani contro la tribù ebrea dei Banù Nadir n.d.t.) ha fatto uscire dalle loro case quelli del Popolo del Libro che non credevano. Voi pensavate che non sarebbero usciti, ed essi pensavano che le loro fortezze li avrebbero protetti contro Allah; ma l’ira di Allah li raggiunse da dove meno se l’aspettavano e gettò il terrore nel loro cuore, sicché distrussero le loro case con le proprie mani, con le mani dei credenti. Prendetene dunque esempio, voi che avete occhi per vedere!” Secondo l’interpretazione islamica, questo paragrafo riguarda un gruppo di ebrei noto come “Banù Nadir” che viveva nei pressi della città di Medina. Dato che questi ebrei si erano rifiutati di convertirsi all’Islam, Maometto li cacciò dalle loro case permettendo loro di portare con sé solo i beni che un cammello avrebbe potuto trasportare. Invece di ubbidire, gli ebrei distrussero le proprie case e portarono via le travi in modo che i musulmani non potessero farne uso. E’ da sottolineare il fatto che in questo caso gli ebrei hanno preferito distruggere le proprie case dal momento che l’Islam era più forte di loro. Dato che ciò che è scritto nel Corano, quindi non interpretabile, anche oggi, i musulmani vedono gli ebrei che distruggono le proprie case, viene subito in mente il versetto coranico sopra citato: “Hanno distrutto le loro case con le proprie mani” per spiegare che cosa sta accadendo, ma il resto della sura non è meno importante “con le mani dei credenti”, nel senso che i credenti, riferendosi ai musulmani - gli ebrei non credono all’Islam! - hanno agito in modo tale da costringere gli ebrei a distruggere le proprie case. Dopo la distruzione dell’insediamento di Gush Katif a Gaza di oltre dieci anni fa, il sito almuslim.net ha scritto: (le aggiunte tra parentesi dono mie, MK): “ Oh, come oggi assomiglia a ieri, gli ebrei sono come erano (ai tempi di Maometto), le loro caratteristiche sono le stesse e la loro natura è rimasta intatta anche se tante generazioni ed epoche sono passate. Gli ebrei hanno rinunciato al tentativo di sentirsi al sicuro a causa dell’opposizione jihadista palestinese, e hanno deciso di lasciare le terre che hanno rubato, dopo l’espulsione e l’invio dei loro proprietari in tutto il mondo... “ L’Autore collega chiaramente la “rivolta” arabo-palestinese con il fatto che gli ebrei fuggirono dalle loro case dopo che persero ogni speranza di vivere in pace sulle terre che avevano rubato. L’unica conclusione da trarre è che se gli arabi palestinesi continuano il loro jihad, gli ebrei perderanno coraggio, fuggiranno e distruggeranno le loro case. Secondo la logica islamica, il terrore è quello che porterà alla distruzione delle case ebraiche e la fine di tutto il progetto sionista sarà portata a termine dagli stessi ebrei. In Israele, nessuno ha capito che questo è il quadro che viene dipinto “dall'altra parte”. Ci sono alcuni che pensano che è distruggendo case dopo le decisioni del tribunale, che ci rafforza moralmente, aggiungendo la sensazione di essere sempre dalla parte giusta. Questo è vero, ma solo per quello che ci riguarda. E’ totalmente falso dal punto di vista dei nostri nemici, che sono incoraggiati dalla distruzione, ottenendone una motivazione che li spinge maggiormente al terrorismo e all’ Jihad, di modo che Allah “getterà il terrore nei loro cuori”, come è detto nella sura sopra citata. Un gap nella percezione Il divario che si spalanca sulla percezione che divide Israele dai suoi nemici, sull’ importanza del fattore religioso nella guerra, scoppiò nel 2014 durante l’Operazione Scudo Protettivo. Il Gen. Ofer Winter, poi Comandante della Brigata Givati, scrisse una lettera ai suoi soldati, nella quale ricordava di “agire nello spirito degli altri combattenti israeliani che hanno marciato alla testa delle forze armate nel corso della storia ebraica” . Aggiunse “Alzo gli occhi al cielo e grido ‘Ascolta o Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno’. Dio di Israele, portaci lungo il percorso verso la vittoria, quello che noi percorriamo lottando per il Tuo popolo, Israele, contro un nemico che dissacra il tuo nome. In nome dei combattenti dell’esercito di Israele e in particolare quelli di questa brigata, stiamo adempiendo alle parole ‘il nostro Dio ci chiede di combattere contro i nostri nemici e per la nostra salvezza’. Insieme, solo insieme, prevarremo “. Nel bel mezzo degli aspri combattimenti, tutti i liberali di Israele, le umanistiche “anime stanche”, si svegliarono per attaccare il Gen. Winter sostenendo che egli stava “trasformando il conflitto tra Israele e gli arabi palestinesi in un conflitto religioso”. Lo voglia il cielo! (Notare il sarcasmo). Ofer Winter? Sta trasformando il conflitto in uno scontro tra religioni? E che cosa esattamente pensano i palestinesi / gli arabi / i musulmani del conflitto? Non è Allah che ordina loro di andare al jihad - la guerra santa - contro Israele? Che cosa hanno urlato nella Guerra di Indipendenza? Non suona come "itbach el Yehud" - massacra gli ebrei? Non i sionisti, non gli israeliani, ma gli ebrei. Assolutamente gli ebrei! Dunque, non è questa una guerra di religione? Non è la religione che fa di noi degli ebrei, prima di essere israeliani? Non è anche una lotta religiosa, quella per Gerusalemme? Non c’è una certa energia con motivazione religiosa nell’Islam, fin dalle sue origini, nel suo tentativo di sopprimere la rinascita del giudaismo, con l’obiettivo esplicito di eliminare ebraismo e cristianesimo? E la lotta per ‘tutto Israele’ non è il risultato del fatto che l’Islam crede che l’intero Paese, dal fiume al mare, appartenga come terra santificata alla pia fondazione islamica del WAQF ? L’Islam separa la religione dallo Stato? Sarebbe la prima volta! Separare i due è un’idea europea che l’Islam considera completamente estranea a se stesso e alla sua tradizione. Conclusione: Dal momento che la base del conflitto di Israele con i suoi vicini è sicuramente la religione, la loro motivazione per combatterci è religiosa prima di tutto. I loro testi religiosi raccontano che gli ebrei distruggono le loro proprie case. Ciò significa che chiunque distrugga case ebraiche, o decida che questo è ciò che deve essere fatto, contribuisce a spingere sempre di più i nostri nemici a continuare con maggior forza il Jihad contro di noi. La Corte Suprema non può capire questo, o semplicemente non riesce a prenderlo in considerazione. Ma è importante per noi sapere che la distruzione di case ebraiche spinge i nostri vicini a continuare a combatterci, con il risultato di allontanare sempre più le speranze di pace.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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