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Ugo Volli
Cartoline
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Perché onorevoli Gentiloni e Alfano, perché Ambasciatore Benedetti? 22/10/2017

Perché onorevoli Gentiloni e Alfano, perché Ambasciatore Benedetti?
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

a destra: Alfano e Gentiloni

 

Cari amici,

oggi giustamente tutti condannano il passato coloniale dell’Occidente.
Alcuni idealisti o estremisti ritengono che ancora oggi, quando non vi sono più colonie europee o americane da un paio di generazioni almeno, noi dobbiamo riparazioni agli ex colonizzati – e magari usano questo argomento per sostenere gli abusi e le violenze di paesi che secoli fa erano colonie, per esempio in Sudamerica, o che hanno cessato di esserlo più di ottant’anni fa, come buona parte dei paesi arabi o il Sudafrica.

Ma che cos’è il colonialismo? Sì, certo, sfruttamento economico, rapina di risorse, repressione violentissima degli insorti. Ma prima e a fondamento di questi abusi, c’era la pratica di ignorare la sovranità degli stati non europei, di presumere una intangibilità legale per i colonizzatori, di far passare le proprie volontà politiche sopra i diritti degli altri.
Bene, questa pratica non è assolutamente cessata, l’Europa è ancora coloniale almeno nei confronti degli Stati di cui non ha paura. Lo dimostra un episodio, uscito con rilievo sui media israeliani, di cui però quelli europei hanno pudicamente taciuto. La storia è questa.

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Con gli accordi di Oslo Israele cedette non la sovranità, ma l’autogoverno della parte della Giudea e Samaria dove vive il 98% degli arabi, la cosiddetta zona A, all’Autorità Palestinese; conservò l’amministrazione della sicurezza cedendo il controllo amministrativo di un’altra parte, detta B; e mantiene la piena sovranità del resto, la zona C (per lo più deserti, ma anche zone strategiche come la valle del Giordano, il crinale delle montagne sopra Tel Aviv e dintorni, le strade principali e gli spazi degli insediamenti).
Da allora i palestinisti cercano di impadronirsi, con le trattative, ma anche cercando di realizzare “fatti sul terreno”, cioè insediamenti, di queste zone, in particolare di quelle più sensibili politicamente come quelle attorno a Gerusalemme.

Sono iniziative illegali, non solo per ragioni di sovranità, ma anche perché fatte al di fuori di ogni pianificazione territoriale, senza impianti fognari e dunque inquinanti, con collegamenti elettrici e idraulici senza permesso, che rubano energia e acqua alle reti israeliane, spesso in spazi protetti come parchi nazionali. Come se un gruppo di nostri amici si facesse la villetta nel parco del Gran Paradiso o del Circeo o nella pineta di San Vincenzo in Toscana, senza chiedere nulla a nessuno.

Da una decina d’anni, in maniera sempre più intensa, questi insediamenti illegali sono appoggiati dall’Unione Europea con materiali, mezzi, supporto economico. Basta andare un po’ in giro per Giudea e Samaria per vedere questi accampamenti costellati da container metallici con la bandiera blu stellata dell’Europa in bella mostra. Naturalmente si tratta di complicità in reati gravi, abusi edilizi, inquinamento, furto, violazione dei piani urbanistici e naturalmente della sovranità israeliana.
Un gesto senza dubbio colonialista: i rappresentanti diplomatici europei, approfittando della loro immunità legale, violano consapevolmente le leggi israeliane, per realizzare un disegno politico sovversivo.
Appoggiando le iniziative palestiniste, inoltre, alimentano l’illusione palestinista di poter ottenere i territori cui aspirano senza discutene con Israele, a furia di fatti compiuti e violenze. Dunque Israele protesta con i rappresentanti diplomatici europei, ma soprattutto, con un ritmo che alcuni accusano di essere troppo blando, perché determinato da processi legali in cui tutti gli interessati, comprese le Ong filopalestiniste, possono intervenire, magari in maniera ostruzionista.
Ma alla fine le costruzioni illegali (quelle arabe e soprattutto beduine come quelle ebraiche) sono abbattute su ordine della magistratura, perché Israele è uno stato di diritto. E anche perché sa di non potersi far trattare dai palestinisti con la politica dei fatti compiuti come un salame che si mangia a fette.

Bene, qui veniamo alla notizia vera e propria. Un gruppo di otto stati europei guidati dal Belgio ha chiesto a Israele di riavere indietro le strutture illegali smantellate e sequestrate in un insediamento illegale beduino (http://www.jewishpress.com/news/global/europe/eu/belgium-leading-european-reparations-demand-of-jewish-state/2017/10/19/ ) , oppure di essere compensati con una cifra di 31.252 euro ciascuno per questa perdita. In realtà, dicono i diplomatici belgi, il conto sarebbe ben più alto, dato che negli ultimi dieci anni sono state smantellate strutture dal valore di 1,2 milioni di euro (http://www.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/In-a-first-EU-member-states-demand-Israel-pay-them-back-for-demolished-W-Bank-structures-507814 ).
Fantastico, non credete? Di questo passo i rapinatori fermati dalla polizia chiederanno di essere risarciti del costo delle pistole comprate per assaltare la banca, e i terroristi fermati prima di poter uccidere la loro vittima designata vorranno i danni morali per la frustrazione del fallimento.
La risposta di Israele non è nota – ma possiamo immaginare che se il ministero degli esteri israeliano fosse rappresentato da Totò la reazione più educata possibile sarebbe “ma mi faccia il piacere”.
Io che commento devo dire che la semplice richiesta è un gesto colonialista, che mette i progetti politici filopalestinisti dei governi europei sopra alle leggi israeliane.
Per i belgi e i loro consoci gli accordi di Oslo, le leggi sull’uso del territorio, i processi di autorizzazione e anche i tribunali non contano. E’ la loro volontà che deve essere comunque soddisfatta, come gli inglesi che all’inizio del secolo scorso condussero una spedizione internazionale (e coloniale) contro la Cina, colpevole di aver proibito la diffusione dell’oppio con cui volevano arricchirsi.

Ah, dimenticavo. Sapete quali sono gli otto paesi coinvolti? Oltre al Belgio, la Francia, la Spagna, la Svezia, il Lussemburgo, l’Irlanda e la Danimarca, cioè l’élite dei nemici di Israele nell’Unione Europea… ma così sono sette.
L’ottavo purtroppo esiste e si chiama Italia. Già, il nostro paese, che si vanta di essere amico di Israele, è coinvolto in questa grottesca iniziativa.
Io credo che i parlamentari amici di Israele, la presidenza dell’Ucei, gli italiani che vivono in Israele dovrebbero chiederne ragione al presidente del Consiglio Gentiloni, al ministro Alfano, all’ambasciatore italiano in Israele Benedetti.

Sperando che lo facciano anche loro, inizio io: perché onorevoli Gentiloni e Alfano, perché Ambasciatore Benedetti, perché avete lasciato coinvolgere l’Italia in questo gesto arrogante, colonialista, illegale e chiaramente ostile a Israele?
In attesa di una risposta,

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