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Ugo Volli
Cartoline
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Possiamo solo sperare in Trump 05/09/2017
Possiamo solo sperare in Trump
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: Donald Trump, Kim Jong-un

Cari amici,

avete certamente letto tutti le novità sull’Estremo Oriente. IC ne parla relativamente poco perché il problema tocca solo indirettamente Israele (ma lo tocca come vi dirò subito). E però si tratta di un problema estremamente serio e molto preoccupante. Un maestro di cui ho molta stima l’altro giorno ha salutato un gruppo di cui facevo parte chiedendo: “siete pronti per la terza guerra mondiale?” Scherzava, naturalmente, ma neanche tanto. Il rischio di un conflitto nucleare è ben vicino in questi giorni e non possiamo farci granché, ma dobbiamo avere chiare conseguenze e responsabilità, anche perché la situazione attuale è il frutto di una catena di scelte sbagliate che rischiano di ripetersi in altri casi, anzi di essersi già in buona parte ripetute almeno in un caso.

Mi spiego. La Corea del Nord è pericolosa per il mondo intero. Ha missili intercontinentali, bombe atomiche anche nella versione più potente all’idrogeno (che usa la fissione e non la scissione dell’atomo), e ha sviluppato le tecnologie per metterle assieme, minacciando non solo il vicino Giappone ma anche parte dell’America e dell’Europa. Nessuno in questo momento “assedia” la Corea del Nord, anche perché nessuno ha il minimo interesse a impadronirsene: non ha una posizione strategica, non ha ricchezze nazionali, non ha un valore agricolo o industriale, ha solo milioni di poverissimi cittadini cui il regime comunista ha tolto tutto per investire solo nell’industria militare, con i risultati che sappiamo: carestia endemica e bombe atomiche. Anzi uno dei problemi della guerra è il timore di Cina e Corea del Sud di essere invasi da milioni di nordcoreani affamati e privi di ogni risorsa, fra cui potrebbero celarsi terroristi.

La Corea si immischia invece decisamente negli affari del mondo: due navi che portavano gas illegali da guerra in Siria sono state intercettate negli ultimi tempi (https://www.theguardian.com/world/2017/aug/22/two-north-korean-shipments-to-syria-intercepted-in-six-months-un-told), negli scorsi anni si è sviluppata una intensa collaborazione con la Corea del Nord, per la preparazione di missili (http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/northkorea/8653171/North-Korea-and-Iran-increase-collaboration-on-nuclear-missile-report-claims.html), che è arrivata fino a lavorazioni parallele (http://thediplomat.com/2017/05/a-closer-look-at-iran-and-north-koreas-missile-cooperation/). E c’è anche il fondato sospetto che l’Iran abbia fornito alla Corea materiali e tecnologie nucleari, ottenendo in cambio di poter sperimentare le proprie armi proibite sul territorio coreano (http://www.newenglishreview.org/custpage.cfm/frm/160346/sec_id/160346). Come vedete, si tratta sempre di nemici di Israele che dalla collaborazione con lo stato canaglia ricavano vantaggi militari.

Con la Russia e la Cina i rapporti sono ambigui, ma Kim ha una serie di alleati minori (http://www.express.co.uk/news/world/790523/north-korea-allies-china-russia-kim-jong-un), ma significativi come Cuba (http://www.breitbart.com/national-security/2017/08/30/north-korea-friendship-cuba/), il Venezuela e dalle parti che ci interessano di più, Hamas, che ad aprile ha calorosamente ringraziato per “l’appoggio che la Corea del Nord dà alla resistenza contro l’occupazione” (https://www.timesofisrael.com/hamas-thanks-n-korea-for-its-support-against-israeli-occupation/), l’Autorità Palestinese di Abbas che non ha perso occasione, un mese fa quando la crisi coreana era già acuta di congratularsi vivamente per la festa nazionale della repubblica (ereditaria) di Kim (https://www.timesofisrael.com/abbas-congratulates-north-koreas-kim-amid-nuclear-tensions/), Hezbollah (https://aurorasito.wordpress.com/2017/04/20/il-sostegno-della-rpdc-ad-hezbollah/). E, badate bene, non si tratta di generica “amicizia”: la Corea del Nord non ha mai smesso di armare e finanziare i movimenti terroristici del Medio Oriente (https://www.nknews.org/2014/06/how-north-korea-has-been-arming-palestinian-militants-for-decades/).

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Pericolosa, dunque è la Corea e anche attivamente implicata nella sovversione dell’ordine democratico in tutto il mondo. Una strategia razionale vorrebbe che fra potenze nucleari gli scontri possibili fossero limitati dalla consapevolezza della mutua possibile distruzione. Così è andata fra Usa, Russia, Cina anche negli anni peggiori della Guerra Fraedda e così va fra India e Pakistan e India e Cina, che pure hanno sostenuto guerre fra loro, già forniti di armi atomiche. In particolare la piccola Corea dovrebbe esimersi dal minacciare l’America, salvo in caso di pericolo estremo, proprio perché può essere facilmente distrutta dall’armamento nucleare americano, anche solo dai missili, senza impiegare truppe. E invece non è così, la pulce continua a minacciare l’elefante e i suoi amici (Giappone e Corea del Sud). La responsabilità della crisi è interamente sua.

Perché lo fa? Per far fronte con la prospettiva della guerra al fallimento interno, senza dubbio. Ma anche perché è stata abituata da decenni a essere premiata a non punita per questi atteggiamenti. E’ stato Clinton nel 1994, di fronte alle solite minacce a firmare un accordo con il Kim di turno allora per dare alla Corea del Nord 500 mila tonnellate di olio combustibile all’anno e altri rifornimanti in cambio dello spegnimento di un reattore nucleare (guardate qui la prosopopea dell’annuncio: https://www.youtube.com/watch?v=6TcbU5jAavw). Nel 2002 l’ammistrazione Bush scoprì che la Corea barava e stava riprendendo la sperimentazione nucleare. I rifornimenti furono interrotti, la costruzione della Bomba riprese a pieno ritmo, e la prima esplosione atomica avvenne nel 2006. Era ancora possibile fermare l’armamento nucleare coreano con l’uso della forza, molto meno pericoloso allora di adesso; ma né Clinton, né Bush, né in seguito Obama vollero farlo. Tutti si impegnarono in sfibranti trattative, cercarono di comprare il disarmo nucleare corano senza riuscirci mai, nel senso che il regime incassava i vantaggi e poi continuava sulla sua strada aggressiva. Oggi probabilmente sarà necessaria una guerra nucleare, se non si riuscirà a ottenere un cambio di regime con le buone o con le cattive, magari con l’accordo della Cina. Il rischio di milioni di morti non è affatto teorico. Ma il problema è che discutere e rabbonire e dare soldi non serve a niente, come ha insegnato l’esperienza. Più passa il tempo, più la situazione peggiora.

Bisogna imparare da questa esperienza. Gli accordi con gli stati canaglia, specialmente se guidati da governi autocratici immersi in politiche visionarie non serve a nulla. Si compra a caro prezzo un po’ di tempo, ma questo tempo serve agli stati canaglia a rafforzarsi e a rendere più credibile la loro minaccia. Il caso dell’Iran è perfettamente analogo a quello della Corea, con la differenza che l’Iran è molto più grande, popolato e forte. L’accordo voluto da Obama e avversato da Israele è perfettamente simile a quello di Clinton con la Corea, perfino nelle parole con cui è stato propagandato (“renderà il mondo più sicuro”). Il rischio di avere una Corea in mezzo al Medio Oriente, con 80 milioni di persone, il petrolio, eserciti coloniali che occupano quattro stati, armi che possono colpire tutto il mondo, è estremamente concreto. Il presidente Trump, benché ostacolato da torme vociferanti di fanatici di sinistra, e isolato da un’Europa il cui maestro di politica ha nome Chamberlain (quello dell’accordo di Monaco con Hitler e Mussolini, antenato dei trattati di Clinton e Obama) è il solo a poter difendere il mondo dal rischio radicale dell’armamento atomico degli stati canaglia. Dobbiamo sperare che si mostri abbastanza forte da eliminare il rischio coreano e abbastanza lungimirante da farlo anche con quello iraniano. Possiamo solo sperare in lui.

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