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Ugo Volli
Cartoline
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Settantadue anni dopo 22/08/2017

Settantadue anni dopo
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

a destra: Hitler con il Gran Mufti
di Gerusalemme

Cari amici,

dice un vecchio adagio cinese che se un dito indica la luna, lo stolto guarda il dito.
Oggi, in tempi di politicalmente corretto, bisogna constatare che se un dito indica l’Islam, lo stolto al potere cerca di tagliare il dito.

Vi racconto due episodi che ho trovato su un solo giornale italiano non tanto diffuso “la Verità” e che ho cercato di verificare con altre fonti. Il primo episodio è questo, che riporto con le parole di Carlo Tarallo, autore dell’articolo: “Sei mesi di carcere per aver pubblicato su Facebook una foto. Non un fotomontaggio, ma una fotografia vera, verissima, datata 1941, che immortala un fatto storico altrettanto vero e incontestabile, la stretta di mano a Berlino tra un gerarca nazista e Amin al Husseini, il Gran Mufti di Gerusalemme.
Risultati immagini per Michael Stürzenberger.
Michael Stürzenberger

Il protagonista di questa assurda vicenda è un giornalista tedesco, Michael Stürzenberger. La foto è stata pubblicata su Facebook il 5 giugno 2016. Il giornalista era stato messo sotto accusa a Monaco di Baviera, e ieri il tribunale ha emesso la sentenza: 6 mesi di carcere (pena sospesa per tre anni e mezzo) e 100 ore di lavori socialmente utili. II giornalista è stato ritenuto colpevole di «diffondere propaganda di organizzazioni anti costituzionali» e di «denigrare l'islam» per aver pubblicato questa foto, accompagnata da una sintesi di un articolo pubblicato da Ronen Steinke sulla Süddeutsche Zeitung, intitolato «Svastica e mezzaluna», che affronta l'argomento dei rapporti tra nazismo e islam.

Risultati immagini per winston churchill
Winston Churchill: "Il Corano è il Mein Kampf dell'islam"

Il post, che sottolinea le tendenze fasciste dell'islam, e la foto, sono stati giudicati dal tribunale di Monaco un vero e proprio crimine. Vale la pena leggerlo per intero, questo post. «La tesi», scrive Michael Stürzenberger, «secondo cui l'islam è un'ideologia fascista è stata presentata due anni fa da uno studioso di scienze politiche egiziano, Hamed Abdel Samad nel libro Fascismo islamico. Anche se questo era già chiaro all'ex primo ministro britannico Winston Churchill, che aveva dichiarato: "Il Corano è il Mein Kampf del profeta Maometto", ma la correttezza politica da molto tempo impedisce che questo venga dichiarato apertamente.” Sono cose che noi su Informazione Corretta scriviamo da tempo; e la foto pubblicata da Stürzenberger l’abbiamo fatta vedere anche noi parecchie volte. Per fortuna nessuno ci ha condannato ancora per il reato di «diffondere propaganda di organizzazioni anti costituzionali» e di «denigrare l'islam» per aver pubblicato questa foto (l’articolo di legge è questo: https://dejure.org/gesetze/StGB/86.html ).

A proposito, per chi avesse dei dubbi sulla versione di Tarallo, può verificarlo con delle fonti tedesche:http://info-direkt.eu/2017/08/18/sechs-monate-haft-fuer-islamkritiker-michael-stuerzenberger/e soprattutto questo, dove si parla per il giornalista Stürzenberger di una “quasi scomunica”, usando la parola “Berufsverbot”, che era stata coniata, in tempi in cui la Germania difendeva la democrazia e non l’islamismo, per indicare la proibizione per le persone collegate al Partito Comunista e quindi alla Germania Est, di assumere incarichi pubblici.

Da quel che ho capito, la figura di Stürzenberger è discussa nella politica tedsca: lui si proclama filoisraeliano ma alcuni dicono che è solo un travestimento per acquistare legittimità (del resto lo stesso hanno detto di Trump). Ma il punto non è qui, è quello di un giornalista condannato a sei mesi di carcere solo per aver pubblicato una foto vera con un commento molto misurato, anche se certamente non favorevole all’Islam.

Il secondo caso è forse anche più allucinante. Anche in questo caso cito da un articolo della Verità, a firma questa volta di Francesco Borgonovo: “Un team di studiosi dell'Universita ospedaliera di Bonn - in collaborazione con il Laureate institute for brain research di Tulsa (Stati Uniti) e con l'Università di Lubecca - ha appena pubblicato un imnortante studio sull'autorevole rivista scientifica Proceedings of the National academy of sciences of the Usa.
La ricerca parte da un presupposto interessante: «Accogliere il grande afflusso di migranti non solo rappresenta una sfida per le capacità umanitarie dei Paesi europei, ma richiede anche che le loro popolazioni autoctone si adattino alle rapida crescita della diversità etnica, del pluralismo religioso e della differenziazione culturale».

E qui sorgono i problemi. I ricercatori di Bonn, infatti, notano con amarezza che gli europei non sono sempre proni come dovrebbero di fronte all'invasione e alla creazione di società meticce. «La resistenza a questa transizione», scrivono gli scienziati, «spesso va di pari passo con il sentimento xenofobo e, di conseguenza, le recenti elezioni in Europa hanno favorito i candidati populisti che hanno espresso apertamente atteggiamenti xenofobi nei confronti dei rifugiati». Capite bene che tale opposizione all'accoglienza non può essere tollerata. Dunque, spiegano i ricercatori di Bonn, «c'è un'urgente necessità di elaborare strategie per aiutare a favorire l'integrazione sociale dei rifugiati nelle società caucasiche».

Al fine di mettere a punto la «strategia» migliore per convincere gli europei ad essere aperti nei confronti degli immigrati, il team internazionale di ricercatori ha realizzato tre esperimenti. Per il primo sono stati utilizzati 183 soggetti, tutti tedeschi caucasici. Ciascuno di loro è stato fatto sedere davanti a un computer su cui scorrevano le schede di 50 persone in difficoltà e bisognose di un aiuto economico. 50 poveri: 25 tedeschi e 25 migranti. Ogni partecipante all'esperimento aveva a disposizione 50 euro. [...] Alla fine dell'esperimento, i partecipanti hanno scelto di donare oltre il 30% della somma a loro disposizione.
Dato interessante: agli immigrati è andato il 19% di donazioni in più che ai poveri tedeschi.

E veniamo al secondo esperimento. Sono stati reclutati 107 partecipanti. Per prima cosa, hanno dovuto rispondere a un questionario per mettere in chiaro quali fossero le loro opinioni sugli immigrati. Poi, i ricercatori di Bonn li hanno sottoposti a un procedimento analogo al precedente. Hanno dato a ciascuno 50 euro e li hanno invitati a donare. Questa volta, però, gli scienziati hanno compiuto un passo avanti. A metà dei partecipanti all'esperimento e stata somministrata - tramite spray nasale - una sostanza chiamata ossitocina. Si tratta di un ormone […] anche conosciuto come «l'ormone dell'amore». Il secondo esperimento ha fornito un risultato rilevante. Le persone a cui era stata somministrata ossitocina hanno effettuato il doppio delle donazioni a favore dei bisognosi. […] . Per gli scienziati, tuttavia, restava un problema: l'ossitocina funzionava soltanto sulle persone che - in base al questionario preliminare - risultavano essere favorevoli all'accoglienza degli immigrati. Su quanti, invece, si mostravano contrari, non aveva alcun effetto.

La cura per la xenofobia, dunque, appariva ancora lontana. Così, i ricercatori hanno effettuato un terzo esperimento, molto simile al secondo. [...]. Durante il procedimento, però, hanno fatto sapere alle «cavie» quanti soldi erano stati donati, in media, dai partecipanti all'esperimento precedente. Il risultato è stato strabiliante. A spiegarlo è Nina Marsh, una delle studiose del gruppo: «A quel punto, anche le persone con atteggiamento negativo verso i migranti hanno donato ai rifugiati il 74% in più a rispetto all'esperimento precedente».
Per farla breve, è accaduto questo: i tedeschi drogati con l'ossitocina sono stati anche condizionati mentalmente. Gli è stato detto, infatti, che altre persone prima di loro avevano versato soldi agli immigrati. Tale «esempio positivo» li ha spinti a elargire ancora più denaro ai profughi.

Che conclusione si possa trarre da tutto questo lo chiarisce Rene Hurlemann, responsabile del dipartimento di psichiatria dell'Università di Bonn: «L'effetto combinato dell'ossitocina e dell'influenza delle altre persone può diminuire le motivazioni egoistiche». Tradotto, vuol dire che la droga combinata al condizionamento sociale induce le persone a mostrarsi accoglienti verso gli immigrati.”

Scusate se la citazione è stata lunga, ma lo meritava. Mi sembra chiaro che qui siamo in pieno Grande Fratello, nel senso del romanzo di Orwell, non della Tv. Un gruppo di ricerca universitario dimostra di essere capace di modificare le scelte politiche dei cittadini con l’uso combinato della chimica e della propaganda. Non sono storie, questo è l’abstract dell’esperimento sul sito dell’Università di Bonn: https://www.uni-bonn.de/news/188-2017 . E questo compare sul sito molto autorevole dell’Accademia delle scienze americane http://www.pnas.org/content/early/2017/08/08/1705853114.short?rss=1 .

Mi chiedo che cosa sarebbe successo se il gruppo avesse mostrato che poteva ottenere l’effetto contrario, rendere la gente più resistente all’invasione, o magari farli votare tutti per Angela Merkel. Chissà se il comitato etico dell’Università avrebbe approvato. Perché, badate bene, perché un esperimento del genere si possa fare, deve avere il via da un comitato etico dell’università. Mi piacerebbe leggere il loro rapporto. Ma in fondo la spiegazione “etica” la danno gli scienziati in una frase che avete già letto ma voglio ripetervi qui: «Accogliere il grande afflusso di migranti non solo rappresenta una sfida per le capacità umanitarie dei Paesi europei, ma richiede anche che le loro popolazioni autoctone si adattino alle rapida crescita della diversità etnica, del pluralismo religioso e della differenziazione culturale». Che “si adattino”, coi giornali censurati o con l’assicitocina, meglio (più efficace) con entrambi insieme. Tutto questo avviene in Germania, paese egemone d’Europa, 72 anni dopo la caduta del nazismo. E pensare che alcuni si preoccupano dei nostalgici che vendono santini del duce o fanno saluti romani in cimitero.

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