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Ugo Volli
Cartoline
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La Cina è vicina 07/08/2017

La Cina è vicina
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Il Medio Oriente continua ad essere il centro del mondo, il luogo geopoliticamente più affollato e instabile, per alcune semplici ragioni: è la giuntura fra Asia, Africa, Mar Mediterraneo (e dunque Europa); continua a essere ricco di petrolio e gas, che oggi interessa meno l'America che ha trovato il modo di sfrutrtare in casa i suoi giacimenti solidi di idrocarburi, ed è solo un concorrente per la Russia, che controlla i pozzi di petrolio dell'Asia Centrale, ma è essenziale per l'Europa, la Cina, il Giappone, l'India;
è il luogo in cui confinano e fanno attrito fra loro le due grandi versioni nemiche dell'Islam, il cristianesimo ortodosso e cattolico, l'ebraismo.
Per questa ragione vi si combattono da sempre attori locali e internazionali divisi fra loro.

In questo momento vi sono quattro grandi gruppi di attori locali (L'Iran con i suoi satelliti in Libano, Siria, Iraq, l'Isis, la Fratellanza Musulmana che influenza Turchia e Qatar, il fronte della Stabilità in cui si situano i paesi sunniti come Egitto, Arabia, Giordania e anche Israele). Ma vi sono attori internazionali significativi: l'America che vi si riaffaccia con difficoltà dopo la debacle autoinflitta della presidenza Obama, la Russia che ha gran peso e di cui ho parlato ieri (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=67194 ), i vari paesi europei che contano però pochissimo.
E la novità, una new entry di gran peso ma di cui ancora non si parla, la Cina.

La Cina ha approfittato della propria espansione economica e della politica rinunciataria di Obama per organizzare una grande spinta geopolitica. Le sue principali vie di comunicazione sono chiuse dal deserto e dall'Himalaya a Ovest e a Sud, e il suo mare è circondato da potenze medio-piccole che la temono: Giappone, Taiwan, Malesia, Singapore, Vietnam.
Per proiettare la propria potenza sugli oceani Pacifico e soprattutto Indiano, la Cina sta forzando una serie di dispute su isole strategiche nel mar Cinese, fino a quasi il Golfo del Bengala, sta spendendo cifre notevolissime per allestire vie di comunicazione (la nuova via della seta), compreso l'uso strategico del territorio pakistano, si confronta in maniera molto rischiosa con l'India nella zona del Sikkim e nello stato indipendente del Butan, che vorrebbe fare suo.

E' ormai una presenza politica ed economica dominante in Africa subsahariana e in Sudamerica, dove attinge a fondamentali materie prime. E ora cerca di affermarsi in Medio Oriente, da dove trae molto del petrolio di cui ha bisogno. Lo fa in molte maniere diverse. Con Israele ha intessuto una rete molto fitta di rapporti economici che hanno fatto parlare qualcuno di una nuova grande amicizia (http://nocamels.com/2015/05/china-israel-tech-relations/ ), estendendosi alla collaborazione industriale (http://blogs.timesofisrael.com/israel-china-economic-ties-growth-potential/ ), e alla ricerca (http://www.thetower.org/article/chinas-deepening-interest-in-israel/ ), ma anche al bisogno che ha Israele di manodopera non pericolosa per sostituire gli operai palestinesi che hanno il piccolo vizietto di trasformarsi ogni tanto in attentatori suicidi (http://www.jewishpress.com/news/israel/thousands-of-chinese-construction-workers-to-arrive-in-israel/2017/08/02/ ). Nelle scorse settimane migliaia di operai edili cinesi sono sbarcati in Israele. Contemporaneamente però la marina cinese ha partecipato a manovre militari con quelle iraniana (http://ca.reuters.com/article/topNews/idCAKBN1990EF-OCATP ) e non in un posto qualsiasi, ma nello stretto di Hormuz (https://www.rt.com/news/392837-iran-china-hormuz-drills/ ) che controlla il golfo persico e dunque l'esportazione di petrolio dall'Arabia, dal Quwait e dagli emirati del golfo, un luogo che è oggetto di tensioni fortissime fra Iran e Usa (http://www.al-monitor.com/pulse/fr/originals/2014/10/iran-china-navy-persian-gulf-us.html ).

Abbiamo dunque una presenza economica in vari ruoli (acquirente di materie prime, socio di ricerca e sviluppo, importatore di tecnologie, finanziatore e compratore di startup, a seconda dei vari paesie) e abbiamo una proiezione militare nell'Oceano Indiano e nel Golfo persico che finora solo gli Usa ed eventualmente forze ad esso alleate, potevono permettersi.
Una presenza che si estende oggi anche in Africa Orientale, in Somalia e Aden (http://en.people.cn/90002/96181/ ) fino al Sudan (https://www.theguardian.com/world/2014/dec/23/china-700-combat-troops-south-sudan-africa-battalion-un-peacekeeping )

Ma c'è anche una presenza politica. Di recente la Cina ha fatto conoscere un piano in quattro punti per risolvere il conflitto fra Israele e l'Autorità Palestinese (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/China-pushing-their-four-point-peace-plan-501375 ) e ha chiesto il sostegno internazionale per farlo decollare (http://www.timesofisrael.com/china-pushes-four-point-israeli-palestinian-peace-plan/ ), proponendo anche di ospitare un “simposio israelo-palestinese” (http://www.timesofisrael.com/china-says-it-will-host-israeli-palestinian-peace-symposium/ ). Il piano è banale, schierato sulle tradizionali posizioni filopalestiniste che i paesi comunisti ed ex hanno sempre sostenuto nei consessi internazionali (ritiro di Israele sulle linee armistiziali del ‘47, costituzione dello stato palestinese, garanzia di sicurezza per Israele ecc.) e i cinesi sono troppo realistici per pensare che sia preso sul serio.
Ma si tratta di una affermazione di presenza, concorrenziale con la nuova amicizia politico-economico-militare che si è stabilita fra Israele e India. La novità sembra essere il fatto che la Cina abbia risolto l’ovvio dilemma fra l’interesse per l’economia e la tecnologia israeliana e la vicinanza “rivoluzionaria” alla “Palestina” (http://thediplomat.com/2017/01/chinas-middle-east-dilemma-israel-or-palestine/ ), offrendo a Israele collaborazione economica senza ritirare il suo appoggio politico all’Autorità Palestinese.

Sembra un gesto un po’ goffo, ma non va certo sottovalutato considerando la dimensione della Cina e la sua recente aggressività internazionale.

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