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Ugo Volli
Cartoline
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Alla faccia dell’Unesco, del Wafq e di tutti gli antisemiti 17/07/2017
Alla faccia dell’Unesco, del Wafq e di tutti gli antisemiti
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: l'area del Monte del Tempio in cui sorgono le moschee, a Gerusalemme

Cari amici,

l’ultima provocazione del monte del Tempio non è affatto finita. E’ iniziata venerdì con un assalto terroristico con armi da fuoco dall’interno del recinto del tempio che ha ucciso due poliziotti drusi di guardia alle porte del complesso, come si vede con chiarezza in questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=g0e5N0PGKJo. Una dinamica estremamente grave, non solo perché coinvolge un luogo dichiarato come particolarmente sacro non solo agli ebrei e ai cristiani, com’è chiaro dai loro testi sacri, ma rivendicato come tale anche dagli islamici, benché Gerusalemme non sia mai nominata nel Corano – e come tutti sanno, l’Unesco ha più volte appoggiato questa rivendicazione. Non solo perché l’uso di armi da fuoco da parte dei terroristi è stata molto rara nell’ultimo ciclo di attacchi, detto perciò da alcuni “intifada dei coltelli” e dunque siamo di fronte a un’escalation importante. Ma anche perché si spiega solo pensando che le armi siano state fornite o custodite dai responsabili del Wafq, l’ente islamico giordano cui Israele decise di lasciare l’amministrazione dell’area dopo la liberazione di Gerusalemme, cinquant’anni fa. E infatti le forze di sicurezza israeliane hanno imposto una chiusura del recinto del Monte da venerdì fino a oggi, hanno perquisito tutto il complesso e hanno arrestato tre dipendenti del Wafq, di quelli che normalmente molestano i turisti che hanno l’aria di appartenere a un’altra religione e magari di dire una preghiera, sotto l’accusa di aver collaborato all’azione terroristica (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/232504).

La chiusura del Monte del Tempio è stata un’azione forte, ma misurata, approvata da Usa e Unione Europea e ricevuta con condanne piuttosto formali dalle organizzazioni islamiche, come vi ho scritto ieri (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=66973). C’è stata perfino una rara telefonata fra Netanyahu e Abbas, in cui il dittatore dell’Autorità Palestinese ha in qualche modo condannato l’attacco. I deputati della lista islamica hanno ammonito a fare attenzione alla possibilità di una “terza intifada” dopo l’attacco (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Odeh-warns-of-third-intifada-after-Friday-attack-499816), ma non l’hanno direttamente proclamata.

Il precedente qui è quello del 2000 dove una tenace leggenda metropolitana, o meglio una menzogna propagandistica propalata da Arafat, vuole che la sommossa araba sia stata provocata da una visita di Sharon al Monte per ribadirne il diritto di accesso da parte di tutti i cittadini israeliani e i turisti. La “passeggiata” effettivamente avvenne, ma la rivolta fu pianificata e ordinata da Arafat, come mostrano le testimonianze che trovate qui (http://palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=5875), qui (http://jcpa.org/article/the-palestinian-authoritys-responsibility-for-the-outbreak-of-the-second-intifada-its-own-damning-testimony/) e qui (https://www.cfr.org/blog-post/arafat-and-second-intifada). Anche Hamas fu armato allora dall’Autorità Palestinese (http://www.timesofisrael.com/arafat-gave-us-arms-for-second-intifada-attacks-hamas-official-says/). La situazione oggi è assai diversa. Anche il responsabile ultimo del Wafq e il “protettore" della moschea di Al Aqsa, il re giordano Abdullah, ha richiesto che le tensioni si smorzassero e tornasse la calma (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Jordans-King-Abdullah-calls-for-calm-after-Temple-Mount-attack-499815). Se si considera la situazione del Medio Oriente, in cui gli stati arabi non rivoluzionari (dire moderati sarebbe improprio) come Arabia, Egitto e Giordania hanno bisogno di Israele per resistere all’offensiva rivoluzionaria dell’Isis e soprattutto dell’Iran, si capisce benissimo la ragione di questa acqua gettata sul fuoco.

Ma, per l’appunto, la provocazione non è finita. Le forze che vogliono usare la bufala del carattere “esclusivamente islamico” del luogo come pretesto per scatenare tutto il mondo islamico contro Israele sono ancora là. Di fronte alla chiusura del luogo per le indagini, il Wafq ha protestato dicendo di essere stato spossessato (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/232516). Israele ha riaperto ieri il sito alla preghiera secondo i programmi (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Temple-Mount-reopens-for-prayer-following-deadly-Friday-attack-499842), e vi ha istallato i dispositivi di sicurezza necessari per prevenire altri assalti: dei metal detector agli ingressi (finora vi passavano attraverso solo i visitatori non musulmani) e delle telecamere di sicurezza sulla spianata, quelle che un anno fa circa aveva proposto proprio la Giordania (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Jordan-Cameras-to-be-installed-on-Temple-Mount-to-document-Israeli-violations-448478). Ma poi, dopo un colloquio probabilmente tempestoso fra Abdullah e Abbas (http://www.timesofisrael.com/abbas-meets-jordans-fm-on-cameras-at-temple-mount/) il piano era stato abbandonato (http://www.timesofisrael.com/jordan-cancels-plan-for-security-cameras-on-temple-mount/). Non vi è nulla di dissacrante in questi apparati, che sono diffusi in tutti i luoghi sensibili, anche religiosi del mondo. Ma il Wafq ha detto ai fedeli di non entrare sul Monte fino a che vi saranno i controlli di sicurezza, perché “la moschea è nostra e vogliamo entrarci come e quando ci pare” (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/232529), cioè – detto in un linguaggio chiaro – vogliono poterci portare le armi senza ostacoli e sparare a chi vogliono. Israele naturalmente non può accettare un luogo ostile ed extraterritoriale nel centro della sua capitale. Nel 1967 Moshe Dayan scelse per non umiliare i musulmani di lasciare al Wafq la gestione del complesso. Probabilmente fu un errore. Ma gestione non vuol dire proprietà né tanto meno sovranità. E’ arrivato il momento in cui Israele – cautamente, senza rompere più dell’indispensabile lo status quo che regna da quelle parti – si assuma interamente la responsabilità di sicurezza che deriva dalla sua sovranità su Gerusalemme, alla faccia dell’Unesco, del Wafq e di tutti gli antisemiti.

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Ugo Volli - clicca sulla copertina del libro per tutte le informazioni e procedere all'acquisto


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
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