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Ugo Volli
Cartoline
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Dalla cultura della birra in Belgio a Hebron – e ritorno 09/07/2017
Dalla cultura della birra in Belgio a Hebron – e ritorno
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

scusatemi, credo opportuno dire anch’io la mia opinione sul verdetto dell’Unesco a proposito di Hebron, di cui avete letto già parecchio su Informazione Corretta. Il fatto è che io non credo che l’Unesco c’entri granché. Anzi, per parafrasare quel che Karl Kraus scrisse del nazismo, quando penso all’Unesco non mi viene in mente nulla. Che senso ha un carrozzone burocratico con un bilancio di poco meno 700 milioni di dollari l’anno (http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002443/244305e.pdf) il cui massimo risultato positivo è stabilire chessò che le Dolomiti sono “patrimonio dell’Umanità” (e anche la “Sierra de Tramuntana” dell’isola di Maiorca e l’Etna, ma non il Monte Bianco o le Alpi Apuane) e lo è Ferrara ma non Modena, Porto Venere ma non Lerici o l’Argentario, Siena ma non Lucca o Arezzo, Brescia ma non Bergamo (e non Milano, alla faccia del Cenacolo, della Pietà Rondanini, della Pinacoteca di Brera e della Scala...)? Sembra un giochino idiota di un giornale enigmistico da ubriachi, ma è proprio così (https://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_patrimoni_dell%27umanit%C3%A0_in_Italia), se si estendesse l’analisi al resto del mondo i risultati non sarebbero diversi. Sono più tutelate le Dolomiti (o il centro storico di Genova o quello di Napoli o la città di Verona tutta intera) per essere state dichiarate “patrimonio dell’umanità” che se non lo fossero? Mi permetto di dubitarne. Hanno più visitatori? Meglio TripAdvisor, credete a me.

E’ vero che la decisione dell’Unesco su Hebron ha avuto effetti internazionali (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Five-reasons-the-UNESCO-Hebron-decision-matters-to-Israel-and-the-world-499084) ed è stata sfruttata dagli infaticabili diffamatori palestinesi (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/UNESCO-vote-proves-Israels-Jerusalem-narrative-false-claim-Palestinians-498904), ma giustamente i governanti israeliani non l'hanno avvertita come un pericolo vero, qualche cosa che può davvero decidere del destino del sepolcro di "Avraham avinu" (Abramo nostro padre, come ripetono le preghiere ebraiche), ma piuttosto come una patetica pagliacciata (https://www.algemeiner.com/2017/07/07/israeli-leaders-jewish-groups-enraged-by-delusional-unesco-decision-declaring-hebrons-tomb-of-patriarchs-an-endangered-palestinian-heritage-site/).


Le Tombe dei Patriarchi a Hebron

Se proprio bisogna sentirsi feriti da qualcosa nella buffonata dell'Unesco, il tema è un altro. Nell'ambito della riunione del direttivo dell'Unesco, l'altro giorno, qualcuno ha proposto che dato che si svolgeva a Cracovia (patrimonio dell'umanità) che dista solo 69,4 chilometri (secondo Google maps un'ora e quattro minuti di automobile) da Auschwitz Birkenau (altro sito dichiarato patrimonio dell'umanità – e francamente questo è un dettaglio che trovo molto disturbante), forse il consiglio poteva fare un minuto di silenzio per le vittime della Shoà. Nessuno si è opposto direttamente. Ma subito dopo ne è stato osservato un altro per i poveri palestinesi oppressi da Israele (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Dueling-homage-paid-to-Holocaust-Palestinian-victims-at-UNESCO-498757). Ancora più vergognoso il fatto che alla doppia commemorazione e dunque alla parificazione della Shoà col conflitto arabo-israeliano abbia partecipato senza problemi il rappresentante tedesco (http://www.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/Israel-Shame-on-Germany-for-comparing-Palestinians-to-Holocaust-victims-499077) che evidentemente non ricordava molto delle responsabilità dei suoi genitori e dei loro amici in quel che è accaduto da quelle parti. Va detto che l'ambasciatore di Israele è rimasto seduto e c'è chi da parte ebraica è andato a dire al consiglio che l'Unesco "ha sangue sulle mani" https://www.algemeiner.com/2017/07/07/unesco-has-blood-on-its-hands/, non so come si sia comportato per la circostanza quello americano, ma certamente la protesta contro la delibera di Niki Halley, ambasciatore americano all'Onu per conto del presidente Trump, è stata durissima (http://www.jpost.com/Israel-News/Nikki-Haley-UNESCO-vote-on-Hebron-tragic-an-affront-to-history-499088).

Il problema è che cose del genere avvengono nelle organizzazioni internazionali tutti i giorni. Vi invito per esempio a dare un'occhiata a questi link, che mostrano una terrificante manifestazione filopalestinese (e decisamente antisemita) che si è svolta nella sede dell'Onu, con nomi e dati dei partecipati e dei loro discorsi (http://www.humanrightsvoices.org/site/developments/?d=17790; http://www.humanrightsvoices.org/site/developments/?d=17787; http://www.humanrightsvoices.org/site/developments/?d=17782; http://www.humanrightsvoices.org/site/developments/?d=17781; http://www.humanrightsvoices.org/site/developments/?d=17780; http://www.humanrightsvoices.org/site/developments/?d=17777).

Non è vero che Israele non cerchi di controbattere questa propaganda. Per esempio di recente l'ambasciatore israeliano all'Onu, Danny Danon, ha invitato e personalmente guidato una delegazione di suoi colleghi a vedere sul terreno la situazione del conflitto fra Israele, Autorità Palestinese e Hamas. Sembra che le loro eccellenze gli ambasciatori abbiano molto apprezzato e anche compreso, ma come ha spiegato uno di loro al Jerusalem Post, la politica internazionale non è una questione di preferenze personali, ma di scambi di favori e di aiuti (http://www.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/Its-not-personal-its-the-UN-499073). Israele naturalmente non può rivaleggiare coi petrodollari del mondo islamico, ma ha molte carte in mano con la sua tecnologia, la sua agricoltura, la sua vocazione all'aiuto nelle situazioni di difficoltà. E infatti alcuni dei rituali sciocchi dell'Unesco e dell'Onu stanno lentamente cambiando, l'ennesima risoluzione su Gerusalemme è passata per 10 voti a 3, ma c'erano 8 astenuti che hanno tolto ai palestinisti la maggioranza assoluta anche in quella sede. La diplomazia molto attiva di Israele (e il suo commercio ancora più attivo) ha convinto molti paesi dell'Africa e dell'Estremo Oriente a cambiare posizione e l'alleanza oggettiva antiraniana con i sunniti non rivoluzionari (Egitto, Arabia, paesi del Golfo), ha cambiato anche molte posizioni nel mondo arabo, o almeno nei governi se non nella piazza.

Insomma, non bisogna prendere sul serio l'Unesco, che a quanto pare sarà presto diretto da un ayatollah iraniano, ma badare soprattutto ai rapporti di forza internazionali veri, in cui Israele è piazzato meglio che in qualunque momento passato dalla sua fondazione. Ma nel frattempo, a chi interessa la cultura (anche se magari non Israele) conviene chiedere la chiusura dell'Unesco. Immaginate quante cose utili si potrebbero fare invece di dichiare patrimonio dell'umanità la "cultura della birra in Belgio", il carnevale di El Callao (Venezuela) e quello di Granville (Francia), ma non quello di Venezia, di Ivrea o di Rio, l'alfabeto giorgiano, la danza marengue, lo Yoga, il caffé arabo (ma non l'espresso), la capoeira e la dieta mediterranea (sì la mitica dieta mediterranea). Guardate che non mi sono inventato nulla: trovate qui la lista ufficialissima dell' "Intangible Cultural Heritage": https://ich.unesco.org/en/lists. Credo che ogni tentazione di prenderli sul serio vi passerà leggendo la lista di questi 429 tesori immateriali. Fra cui naturalmentele cose serie non figurano.

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