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Ugo Volli
Cartoline
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Menzogne, sabotaggi e minacce di morte 26/06/2017
Menzogne, sabotaggi e minacce di morte
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: Donald Trump

Cari amici,

c’è una guerra in corso in America, che ha già fatto scorrere il sangue. E’ la guerra del partito democratico, del giornalismo “autorevole”, dell’accademia “politically correct”, della buona società, per quanto riguarda il mondo ebraico dell’ebraismo riformato e “progressista” contro Donald Trump. La prima vittima di questa guerra è la verità, o almeno un minimo di decenza informativa. Fa veramente ridere che il New York Times abbia pubblicato un “elenco delle bugie di Trump” (http://www.lastampa.it/2017/06/24/esteri/il-new-york-times-pubblica-la-lista-di-tutte-le-bugie-del-presidente-trump-azhW9g4q2i5wvpqfZDsxGN/pagina.html); l’esempio fornito dalla “Stampa” di queste bugie è che Trump avrebbe fornito in occasioni differente date diverse – di qualche settimana – per quando la Cina avrebbe abbandonato la manipolazione del cambio della sua moneta: sai che bugia… Fa ridere il New York Times, che ha inondato i lettori delle sue bugie, delle sue omissioni, delle sue parzialità, non solo su Trump ma anche su Israele. Del resto il New York Times un anno fa ha dichiarato ufficialmente, con un editoriale, che al fine di combattere Trump decideva di rinunciare al vecchio impegno del giornalismo anglosassone di tenere i fatti separati dalle opinioni. E coerentemente, una decina di giorni fa ha abolito il ruolo di “garante dei lettori”, il redattore indipendente incaricato di prendere in considerazione i reclami dei lettori per la cattiva informazione, di indagare e di dire liberamente il suo giudizio: un ruolo abolito non perché il NYT sia al di sopra di ogni sospetto, ma perché è e intende continuare ad tenersi al di sotto dei sospetti, a continuare a comportarsi come l’organo della “resistenza” anti-Trump, nella completa indifferenza ai fatti.

Ma l’America è un paese serio, dove guerra vuol dire guerra, cioè sangue. Il sangue di Trump, innanzitutto. C’è stato il caso di Kathy Griffin, una specie di Dandini locale collaboratrice di CNN (altra cattedrale della “resistenza” a Trump e a Israele) che si è fatta riprendere con in mano un’imitazione della testa decapitata e sanguinosa di Trump (http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trump-decapitato-usa-sotto-choc-1404195.html), anche dopo che lei è stata costretta a chiedere scusa, nei giorni scorsi si è fatto vivo JHonny Depp accennando dal palco alla stessa idea di uccidere Trump (http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2017/06/23/johnny-depp-scherza-e-allude-ad-assassinio-trump-_d63f93c6-cbe4-4f09-ac55-0d4290b3adb2.html). E naturalmente queste sono solo le punte dell’eisberg, sui social media le minacce di morte hanno iniziato a circolare dal giorno delle elEzioni almeno (per fare solo qualche esempio: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/c-qualcuno-cos-gentile-disposto-ad-uccidere-trump-tweet-choc-1354828.html, http://www.ilgiornale.it/news/mondo/sul-dark-web-crowfunding-uccidere-trump-e-pence-1340186.html, http://www.video.mediaset.it/video/tgcom24/ultimi_arrivi/voglio-uccidere-trump-arrestato-giovane-usa_628565.html).

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E l’America, pensateci, è il paese dell’assassinio di Lincoln, ma più di recente di Martin Luther King e dei due Kennedy (che erano tutti e tre filo-israeliani; Robert fu ucciso da un “palestinese”, cioè da un arabo nato a Gerusalemme per vendetta contro l’appoggio che Robert Kennedy aveva dato a Israele durante la guerra dei sei giorni: https://en.wikipedia.org/wiki/Sirhan_Sirhan; per chi riconosce l’importanza dei dettagli nell’informazione aggiungerò che la traduzione italiana della voce di Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Sirhan_Sirhan, modifica sistematicamente la nazionalità dell’assassino, scrivendo “giordano” invece che palestinese. E infatti si è già giunti al sangue reale. Tre deputati americani, fra cui il leader della maggioranza alla Camera Scalise, che ancora è in pericolo di vita, sono stati feriti la settimana scorsa con colpi di pistola da un fanatico democratico nemico di Trump (https://www.washingtonpost.com/local/public-safety/multiple-people-injured-after-shooting-in-alexandria/2017/06/14/0289c768-50f6-11e7-be25-3a519335381c_story.html?utm_term=.58bf84b41d6a): un episodio gravissimo, cui i giornali, americani ma anche europei non hanno dato l’importanza che merita. Figuratevi se vi fossero state minacce di morte a Obama o alla Clinton o ci fosse stato un tentativo di omicidio di deputati democratici. Quando meno si sarebbe parlato di regime nazista.

Ma perché Trump, che pure continua a godere dell’appoggio dell’elettorato, visto che i repubblicani hanno vinto nei giorni scorsi due elezione suppletive al Congresso, su cui i democratici avevano investito moltissimi soldi e speranze, in particolare in Georgia (https://www.washingtonpost.com/powerpost/trumps-agenda-on-the-line-in-hard-fought-georgia-house-race/2017/06/20/0d0e7086-559b-11e7-b38e-35fd8e0c288f_story.html)? La risposta è doppia: da un lato il fronte “progressista” non accetta oggi nessuna alternativa come legittima, né in Europa, né in Israele, né negli Stati Uniti: gli avversari sono tutti “populisti”, “razzisti”, bugiardi, mascalzoni, corrotti. E’ una malattia gravissima della democrazia, che l’Italia conosce molto bene con la demonizzazione prima di Berlusconi e poi di Renzi.

In secondo luogo, ma è il punto fondamentale, Trump ha mostrato che un’altra politica è possibile, che si può guidare l’America a non farsi complice dei dittatori suoi nemici, come faceva Obama, che si può evitare l’appeasement con l’Iran e la Russia, con Cuba, la Fratellanza Musulmana, Hamas, la Cina; che ci si può far prendere sul serio difendendo le proprie posizioni nazionali e non solo inchinandosi a una “correttezza politica” che è sostanzialmente anti-occidentale, anti-liberale, anti-americana. E’ Trump che mostra davvero che “yes, we can”, che l’America può essere se stessa senza allinearsi ai propri nemici. Più ancora dell’incitamento all’omicidio e alla menzogna, per cui speriamo che qualcuno degli istigatori prima o poi conosca le galere, la guerra contro Trump è condotta dallo “stato profondo”, dalle agenzie di sicurezza, dal Dipartimento di Stato (ministero degli esteri) e dal Pentagono (Ministero della Difesa), che cercano di rovesciare in pratica le politiche di Trump (e a leggere le notizie un po’ nascoste, si trova traccia quotidiana di questa guerriglia fra la presidenza e l’amministrazione che dovrebbe eseguire le sue direttive). E lo diffama anche, contando sull’eco dei giornali.

Tutta la vicenda dell’intervento russo nella campagna elettorale, per esempio, è una gigantesca bufala. Perché in quella campagna elettorale sono intervenuti (a sostegno di Clinton) tutti i governi europei, incluso quelli italiani. Perché gli hacker che hanno pubblicato le mail del comitato elettorale democratico (in cui si vedeva quel che tutti sapevano, cioè che la direzione del partito voleva Clinton e non Sanders) non hanno fatto altro di quel che è accaduto anche alla campagna di Trump, continuamente bombardata da “rivelazioni compromettenti”. Perché Obama ha violato la sua neutralità istituzionale per far campagna per la Clinton, ma essendo presidente non ha potuto fare nulla contro una non dimostrata e probabilmente inesistente interferenza russa. Perché Obama stesso è massicciamente intervenuto in campagne elettorali di altri paesi, finanziando per esempio i nemici di Netanyahu in Israele.

Insomma, contro Trump si allineano menzogne e diffamazioni che però non trovano mai le basi di tentare una verifica giudiziaria; sabotaggi e minacce di morte. Solo per far credere che non vi sia alternativa al suicidio dell’Occidente guidato dai “progressisti”. Per fortuna Trump ha la testa dura, molta astuzia e l’energia di un bulldozer. E soprattutto gode della fiducia del popolo americano, nonostante i sondaggi taroccati, come mostrano le elezioni. Speriamo che ce la faccia.

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