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Ugo Volli
Cartoline
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Rumori di guerra in Medio Oriente 25/06/2017

Rumori di guerra in Medio Oriente
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

non per fare allarmismo, ma per realismo e per prepararci, credo che vada presa sul serio una serie di allarmi che arrivano da giornalisti e politici israeliani.
La grande guerra che infiamma il Medio Oriente da cinque anni, dall’improvvida “primavera araba” promossa da Obama, che si è rivelata presto come un assalto al potere della Fratellanza Musulmana, potrebbe arrivare a sfiorare Israele nei prossimi mesi. L’estate, da quelle parti, è propizia alla guerra.
Come sempre, negli ultimi dieci anni, i pericoli principali sono due.
A Nord c’è Hezbollah, ormai del tutto organico all’Iran imperialista che cerca di conquistarsi l’accesso al Mediterraneo che già volevano gli imperatori persiani duemila cinquecento anni fa.
A Sud c’è Hamas, che è anch’esso finanziato e parzialmente diretto dall’Iran e ci sono anche bande dell’Isis, che si coordinano con Hamas (altra dimostrazione che lo scontro oggi non è tanto fra sciiti e sunniti, quanto fra islamisti o “rivoluzionari” di entrambe le correnti dell’Islam e “conservatori” che ritengono invece essenziale la conservazione dello status quo.

Vediamo le ragioni di pericolo.
Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Gadi Eisenkot ha appena detto in un discorso molto ufficiale che Hezbollah rimane la più pressante preoccupazione israeliana (http://www.timesofisrael.com/idf-head-says-hezbollah-remains-israels-main-priority/ ), ammonendo che Israele ha i mezzi e la volontà di colpire molto più duramente che in passato l’organizzazione terrorista e il Libano con cui ormai si identifica.
Il capo di Hezbollah, Nasrallah, ha replicato minacciando che “centinaia di migliaia di musulmani” dall’Iraq, dall’Iran e magari anche dallo Yemen, dall'Afghanistan e dal Pakistan interverrebbero a combattere Israele in caso di guerra.
Il numero è certo esagerato, ma non certo quella di una sorta di internazionale di foreign fighters che potrebbero seguire l’appello degli iraniani, come hanno già fatto in Iraq e Siria. All’Iran potrebbe convenire cercare di mettere i bastoni fra le ruote al ritorno degli Stati Uniti in Medio Oriente, dopo la fallimentare e rinunciataria politica obamiana, magari coinvolgendo la Russia.
Trovate qui (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/5-reasons-why-Nasrallahs-threat-to-use-Iraq-and-Iran-fighters-against-Israel-is-alarming-497765 ) un’analisi del perché la minaccia è seria, come del resto confermato dal recente lancio di razzi dall’Iran contro l’Isis, da molti letti come una minaccia diretta a Usa, Arabia e Israele (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Iran-missile-struck-ISIS-but-is-also-aimed-at-US-Saudis-Israel-497361 ). Il lancio, sostanzialmente fallito ( http://nationalinterest.org/blog/the-buzz/irans-missile-strike-isis-was-massive-failure-21253 ), ha mostrato che la tecnologia iraniana è tutt’altro che irresistibile, ma la minaccia resta.

Anche al Sud la minaccia è grave, dovuta soprattutto alla difficoltà che Hamas ha di gestire il territorio di Gaza, in terribile crisi economica. E’ stata l’Autorità Palestinese a tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici a Gaza, a impedire il ricorso agli ospedali israeliani per i malati, negando loro anche le medicine, a bloccare i rifornimenti di gasolio e a smettere di pagare il conto dell’elettricità fornita da Israele. Ve ne ho parlato qui (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=280&id=66642 ), in una cartolina che qualcuno ha preso male perché non ha capito che i terroristi opprimono anche la loro stessa gente e la mandano cinicamente al massacro. Hamas ha sempre risolto i suoi problemi interni cercando di rilegittimarsi attaccando Israele, al costo di provocare una nuova guerra senza speranza, con le conseguenti inevitabili distruzioni.

Ma qui chi sta consapevolmente soffiando sul fuoco (come fece del resto anche nel 2014) è Abbas, in conflitto acuto con Hamas, che vuole ottenere un triplo risultato provocando uno scontro: delegittimare Israele, indebolire Hamas, riportare il “problema palestinese” al centro dell’agenda internazionale, da dove è in sostanza sparito. Israele ne è ben consapevole, come dimostra questa intervista del ministro della difesa Liberman (http://www.timesofisrael.com/liberman-abbas-trying-to-draw-hamas-into-war-with-israel/ ) e quindi cercherà di non cadere nella trappola, ma nel momento in cui da Gaza partissero nuovi bombardamenti sulle città israeliane, difficilmente potrebbe evitare una reazione, che anche su questo fronte dovrebbe essere più penetrante del passato.

Insomma, i rischi di guerra ci sono. Non dalla parte di israele, che non ha rivendicazioni né sul Libano né su Gaza, ma da parte dei gruppi terroristi che per loro natura praticano l’avventurismo e non possono concepire la calma se non come preparazione all’attacco. Bisogna avere fiducia nella forza dell’esercito israeliano e nella lucidità tattica di Netanyahu, che sono entrambi grossi frani alla follia dei terroristi e dei loro sostenitori in Europa, sempre purtroppo meglio accetti nel nostro continente (http://www.jpost.com/Diaspora/Berlin-mayor-allows-Hezbollah-to-march-in-Zionists-out-of-Israel-rally-497756 ) e sempre più appoggiati dalle organizzazioni internazionali (http://www.italiaisraeletoday.it/lonu-snobba-la-denuncia-israeliana-sulle-postazioni-militari-hezbollah-camuffate-da-ong-ambientaliste/ ).

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Ugo Volli - clicca sulla copertina

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