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Ugo Volli
Cartoline
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Il film sull’antisemitismo censurato – per motivi turistici, naturalmente non per antisemitismo 20/06/2017
Il film sull’antisemitismo censurato – per motivi turistici, naturalmente non per antisemitismo
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

lo sapete, ve lo hanno ripetuto in tutte le salse i media e i politici. C’è l’antisemitismo, che è cattivo, perché lo hanno inventato i fascisti e somiglia all’islamofobia, grave peccato. E c’è l’antisionismo che è solo un’opinione politica, anzi un’insieme di opinioni politiche tutte legittime: quelli che pensano che gli ebrei hanno rubato la terra ai poveri palestinesi, quelli che pensano che uno stato ebraico è un caso unico di regime teocratico e razzista (alla faccia di tutte le croci e mezzelune nelle bandiere di decine di paesi), ci sono quelli che pensano che Israele è l’appendice colonialista dell’imperialismo americano, quelli che ritengono che colonialista sia solo o soprattutto l’”occupazione” di Giudea e Samaria (Jews, Juden, Juifs cioè Giudei che occupano la Giudea sono certamente molto più colonialisti dei veneti che occupano il Veneto o degli svizzeri che occupano la Svizzera, è chiaro). O ancora che il problema è Gerusalemme, sacra alle “tre religioni” monoteiste (peccato che nel Corano non la si nomini mai) la quale dovrebbe essere internazionalizzata. O che sono “sbagliate” (e magari anche “criminali”, dato che ammazzano i bambini) le “politiche” del governo di Israele e rivendicano il diritto di “criticarlo” e magari boicottarlo (con dispiacere, magari, e molto affetto per gli ebrei, ma certamente di boicottarlo, unico paese al mondo a meritare questo trattamento). Che poi si siano riservati questo diritto di rifiutare le “politiche del governo” per tutti i governi di Israele dal 1948 a oggi, non vuol dire che ce l’abbiano con Israele, no, solo con le “politiche”. Ci sono quelli dell’apartheid israeliano (non importa che un arabo sia appena stato eletto vicepresidente della Corte suprema e un druso ministro delle comunicazioni); del fascismo incombente, anche se in Parlamento ci sono dieci partiti in accanita concorrenza, fra cui tre arabi che insieme hanno guadagnato 12 seggi su 120; dell’espansionismo israeliano, anche se rispetto a 50 anni fa Israele ha rinunciato a più di metà del territorio che controllava in nome della pace…

Tutte opinioni legittime, ci dicono, anti-israeliani o antisioniste, non antisemite. Sono normali, non bisogna drammatizzare, su queste cose ognuno la pensa come vuole. Anche se isolano e demonizzano il solo stato ebraico del mondo, per problemi politici analoghi a quelli di moltissimi altri stati che non sono minimamente boicottati né molestati. Mah, scusate, tutte queste opinioni legittime con l’antisemitismo non c’entrano proprio per niente? No, ci assicurano, proprio no, diffidate da coloro che mescolano queste due cose così diverse, sono loro stessi certamente estremisti e probabilmente “razzistelli” (come si esprime leggiadramente per definire chi non la pensa come lui un certo politicuccio milanese di scarso successo). Be’, oggi siamo qui a discutere di questo.

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Il film

Dovete sapere che esiste in Europa un meraviglioso monumento culturale, una televisione che supera tutti i confini (in particolare quelli di mille guerre fra la Germania e la Francia) in nome della Cultura con la ci maiuscola, quella che non si discute. Si chiama Arte (mi raccomando, pronunciate “arté” con l’accento finale alla francese) e si occupa solo di musica classica, film d’autore, documentari serissimi, roba così. Ecco, qualche tempo fa Arte (“arté”) ha pensato di dover commissionare un documentario sull’antisemitismo: dopotutto è un deplorevole fenomeno storico dovuto ai nazifascisti, che somiglia alla terribile islamofobia d’oggi e però non ha nulla a che fare con le persone perbene d’oggi, con la sinistra, la Chiesa, le politiche degli Stati (salvo quelli di destra) e della Comunità. Detto fatto, nel 2014 se ne discute, nel 2015 Arte (“arté”) approva il progetto, nel 2016 trova la coproduzione delle TV pubblica tedesca WDR ed ecco che arriva un film di Joachim Schroeder (noto regista: https://de.wikipedia.org/wiki/Joachim_Schroeder_(Filmemacher) e di Sophie Hafner, intitolato "Auserwählt und ausgegrenzt - Der Hass auf Juden in Europa" (Selezionati ed emarginati, l’odio per gli ebrei in Europa), di cui circola addirittura un trailer (che potete vedere qui: http://www.audiatur-online.ch/2017/05/08/auserwaehlt-und-ausgegrenzt-der-hass-auf-juden-europa-trailer/), Sennonché Shroeder e Haffner non si occupano del buon vecchio antisemitismo, ma lo mescolano con l’odio attuale per Israele, grave peccato come vi ho detto. E Arte (“arté”), che è politicamente correttissima, non ci sta e decide che non metterà in onda il film. Qui trovate la cronaca del Foglio (http://www.ilfoglio.it/esteri/2017/06/17/news/antisemitismo-germania-140037/) e qui qualche notizia in più, ma in tedesco (https://de.wikipedia.org/wiki/Auserw%C3%A4hlt_und_ausgegrenzt_%E2%80%93_Der_Hass_auf_Juden_in_Europa) e in inglese (http://www.dw.com/en/german-tabloid-risks-broadcast-of-film-about-anti-semitism/a-39251971). Il seguito è abbastanza interessante. A far vedere il film, ma solo per poche ore, per evitare troppi problemi legali, è stata Bild-Zeitung, il tabloid del gruppo Springer da sempre odiato dalla sinistra tedesca per il suo anticomunismo. Arte (“arté”) non sembra essersi preoccupata per la violazione del copyright, anche perché ha riaffermato la sua intenzione di non trasmettere il film, nonostante le numerose proteste internazionali. Perché? Sentiamo le dichiarazione della nobile emittente binazionale:

Alain Le Diberder, direttore della programmazione Arte, ha respinto il film, dicendo che esso ha deviato drasticamente dal concetto commissionato. "Sono sorte questioni di principio, così come problemi di fiducia", ha detto in una dichiarazione. "I programmi devono rispettare gli orientamenti redazionali, che non possono essere modificati dai produttori per conto proprio". "Nessun’emittente o giornale accetterebbe quei tipi di deviazioni dal concetto originariamente concordato", ha aggiunto. Per esempio, i filmati dovevano includere la Norvegia, la Svezia, la Gran Bretagna, l'Ungheria e la Grecia, ha notato, ma il regista Schroeder si è concentrato principalmente sul Medio Oriente. "Non è una questione di formalismo, ma una procedura che garantisce la responsabilità editoriale e la qualità", ha anche detto Le Diberder. "Ma l'accusa di antisemitismo è grottesca: Arte ha dimostrato il suo impegno a combattere l'antisemitismo negli ultimi 25 anni e continuerà a farlo in futuro". (http://www.dw.com/en/german-tabloid-risks-broadcast-of-film-about-anti-semitism/a-39251971).

Interessante, no? Per Arte (artè) l film era “squilibrato”, hanno spiegato i giornali (http://antisemitism-europe.blogspot.it/2017/05/francegermany-arte-tv-channel-censors.html). Cioè troppo filo-israeliano e antiterrorista? Nooo. Badate, la politica non c’entra. Il problema è turistico. Secondo Arte (“artè”), Shroeder non ha mostrato la Norvegia e la Gran Bretagna, che interessano così tanto i lettori con le loro bellezze, e invece si è soffermato su un oggetto che con l’antisemitismo non ha proprio nulla a che fare, cioè Israele. Che nel film si vedano anche le menzogne offensivamente antisemite di Abbas al Parlamento Europeo (Strasburgo, Francia) e gli applausi a scena aperta che le hanno accolte, o l’antisemitismo islamista che si mescola col vecchio razzismo tedesco in Germania, non importa. Manca l’Ungheria e questo incide sulla qualità editoriale. La mia impressione è che la reazione di Arte confermi esattamente il contenuto del film, l’onnipresenza in Europa, anche ai piani alti delle agenzie politiche ed editoriali più prestigiose, di un antisemitismo che si traveste da antisionismo, che a sua volta si traveste da assoluta normalità.

E invece il film merita assolutamente di essere visto. Ne potete guardare tre frammenti sottotitolati in inglese (l’audio è in francese e tedesco, purtroppo l’italiano non c’è) a questo link: http://elderofziyon.blogspot.com/2017/06/part-of-documentary-on-european.html. Aprite tutte e tre le finestre che contengono diversi momenti del film, guardate la faccia di Martin Schulz, il segretario dei socialisti tedeschi su cui si ricorda l’icastica definizione di Berlusconi (“faccia da kapò": https://www.youtube.com/watch?v=7Qqj_ynEzfE) che applaude Abbas, guardate i bambini ebrei francesi che dicono di non poter giocare all’aperto perché li inseguono e li menano in quanto ebrei.

Guardate, guardate per favore. E capirete. Capirete che cos’è Arte (“artè”), che cos’è l’Europa oggi, che cos’ la sinistra, quanto sia esile nel nostro mondo la differenza fra antisemitismo e antisionismo e antisionismo e normalità. La loro normalità, che non è poi così diversa da quella degli anni Trenta, quando in Italia e in Germania i treni arrivavano in orario e si boicottavano (già allora, pensate che capacità di previsione) i negozi degli ebrei.

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