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Ugo Volli
Cartoline
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Confusione magniloquente 12/06/2017
Confusione magniloquente
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

le elezioni si succedono e danno risultati contraddittori. Le affermazioni della Brexit, di Trump e della destra polacca, la stentatissima prevalenza della sinistra in Austria, la vittoria della destra tradizionale in Olanda (nonostante la buona affermazione di Wilders) con gravi sconfitte della sinistra, il risultato analogo delle ultime elezioni locali tedesche (vittoria della Merkel, sconfitta sia dell’AfD che dei socialdemocratici), la vittoria di un centrista in Francia che ha battuto sì Le Pen, ma anche marginalizzato per la prima volta i socialisti estremizzati e le altre forze di estrema sinistra. Ora una vittoria scarsa dei conservatori in Gran Bretagna, con resurrezione dell’estremista (e nemico di Israele) Corbyn. Mentre scrivo si vota nei comuni italiani e nelle legislative francesi ed è difficile fare previsioni. Ancora più difficile cogliere una tendenza unitaria. Fra l’altro ci sono forti fenomeni di moda o di “bandwaging” per cui gli incerti tendono ad affollarsi in coda al vincitore percepito, pronti però a cambiare di nuovo alla prossima volta. Vale forse la pena di prendere qualche piccola lezione dagli eventi.

La prima lezione è questa (la prendo dagli ultimi risultati tedeschi e olandesi): la destra democratica deve fare la destra, non il centrosinistra. Se porta avanti con coerenza un’agenda di sicurezza e liberalismo, può sconfiggere non solo le forze nuove che i giornali amano chiamare populiste, senza che questo voglia dire granché, ma anche la sinistra. Se non lo fa, perde voti sia a destra che a sinistra.

Seconda lezione: la sinistra democratica rischia di essere distrutta dall’estrema sinistra, per quanto essa sia ridicolmente nostalgica. E’ quel che è accaduto nelle primarie in Francia, all’interno del Partito Laburista in Gran Bretagna, e anche in Olanda. Fra l’altro, sia in Francia che in Olanda sono emersi partiti islamici, che probabilmente prenderanno piede anche in Francia. Il voto islamico, che era stato determinante nell’eleggere Hollande e che ha dato a Corbyn un quarto dei parlamentari eletti (ben più dunque del numero degli eletti in più che ha fatto parlare a qualcuno di una sua quasi-vittoria), va nel senso di autonomizzarsi e giocare un ruolo autonomo, invece di fare il portatore d’acqua della sinistra.

Terza lezione, non è vero che le scelte “molto improbabili” non possano realizzarsi: siamo in un momento di turbolenza delle opinioni: l’elezione di Trump, la Brexit, le elezioni britanniche eccetera mostrano che non vi sono scelte escluse. E’ iniziato probabilmente con Obama, nove anni fa: la scelta di una persona senza esperienza e palesemente estremista sembrava fosse un suicidio per i democratici, e invece – purtroppo per il mondo e per l’America – ha avuto successo alle elezioni.

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Ma – quarta lezione – sembra che l’estremismo di sinistra non paghi, al massimo resiste e distrugge le socialdemocrazie. Anche il “successo” di Corbyn è ben lungi da una vittoria, semplicemente è una sconfitta meno grave del previsto. Che ci siano qua e là dei gruppetti (soprattutto di giovani istruiti, a quanto pare, il che testimonia del terribile fallimento dell’università e dell’”informazione autorevole”) i quali si fanno sedurre da slogan ridicoli e nostalgie per l’economia pianificata e le nazionalizzazioni, o direttamente per l’Islam, non significa affatto che possano vincere davvero.

Insomma l’elettorato europeo sembra parecchio più confuso di quel si pensava. E’ un problema, perché la percezione dell’emergenza terrorismo sembra più vaga, mentre l’offensiva degli attacchi non rallenta affatto, anzi. Le politiche suicide della burocrazia europea e di molti paesi, che favoriscono l’immigrazione illegale, continuano. Gli schieramenti europei, colti di sorpresa e infastiditi dalla svolta politica di Trump, sono sempre più ideologici e velleitari. Insomma un segnale di novità da parte dell’elettorato ci vorrebbe proprio, e certamente molto lontano dal velleitarismo nostalgico di un Corbyn o dal trasformismo che ha ingrossato la maggioranza relativa (che è pur sempre una minoranza) di Macron. E invece i segnali sono confusi e contraddittori. Col risultato che probabilmente si andrà avanti con la confusione magniloquente e il piccolo cabotaggio reale degli ultimi anni, lasciando che lentamente il continente si trasformi in Eurabia.

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