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Ugo Volli
Cartoline
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La responsabilità della barbarie 22/05/2017
La responsabilità della barbarie
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: una madre araba palestinese educa il figlio a diventare terrorista

Cari amici,

è una vecchia storia che capiscono tutte le persone di buon senso e basterebbe a spiegare metà dei problemi del Medio Oriente. Per far la pace bisogna essere d’accordo in due, chi attacca e chi si difende. Ma per fare iniziare una guerra basta la volontà di una parte sola, quella che attacca e all’altra non resta se non difendersi o morire. Chi si illude di fare la pace da solo, senza l’accordo dei nemici, si sta semplicemente arrendendo e implicitamente accetta quel che l’altro vuol fare di lui.

Purtroppo questo è vero non solo per la guerra in generale, ma anche per il livello di barbarie che la guerra assume. La guerra è sempre terribile, ma può essere più o meno atroce, può usare più o meno mezzi crudeli e sleali (di qui per esempio la proibizione delle armi chimiche) può rispettare più o meno o per niente la vita dei civili, dei bambini, delle donne, degli anziani. Per rispettare le convenzioni umanitarie, che per esempio impongono agli eserciti di essere in uniforme e di farsi la guerra fra loro, non prendendo deliberatamente a bersaglio i civili, bisogna essere in due. Per portarla invece alla crudeltà senza limiti, basta uno che violi queste norme. L’altro potrà imporsi comportamenti più civili, ma la guerra sarà segnata comunque da un livello di barbarie inaccettabile e potenzialmente contagioso.

Immagine correlata

Questo è quanto accade nella lotta fra Israele e gli arabi, oggi ridotti al gruppo eterogeneo che da qualche tempo ha adottato il nome di palestinesi e alle marionette dell’Iran. E’ un conflitto che dura quasi da un secolo a partire dalle prime stragi degli anni Venti del secolo scorso a Gerusalemme, Hebron, Safed e altri luoghi. Questi episodi sono caratterizzati dal fatto che truppe irregolari arabe, senza uniforme e senza disciplina militare attaccarono i civili, le donne anche incinte, i bambini, i vecchi e li sterminarono in modo atroce senza alcun rispetto per la loro qualità di civili. Questo è quel che è continuato ad accadere da allora: i pogrom degli anni Trenta e Quaranta, le minacce esplicite di sterminio degli eserciti arabi, la “guerra d’attrito” dei “fedayn” negli anni Sessanta e Settanta, il terrorismo dei dirottamenti aerei, di Monaco, delle stragi contro aeroporti, centri sociali e sinagoghe all’estero, quelle degli autobus, dei ristoranti e dei locali che si sono ripetuti in Israele soprattutto negli anni fra i 2000 e il 2003, gli assalti coi coltelli degli ultimi anni sono tutti la continuazione di questa scelta di non distinguere i civili dai militari, le donne dagli uomini, i bambini e gli anziani dagli adulti; insomma di portare la guerra non contro l’esercito ma contro il popolo, le singole persone e di farlo con crudeltà diretta e barbarica. Di recente sono usciti dettagli atroci sulla strage di Monaco che vi risparmio, ma che non possono uscire dalla memoria e dal giudizio politico.

Insomma il modello della lotta per i palestinisti è il linciaggio, lo sgozzamento la violenza personale senza rispetto e senza limiti contro i nemici. E’ un atteggiamento pubblico, propagandato in tutti i modi, con l’onore ai nomi dei macellai, con poesie recitate dai bambini e con video come questo (https://twitter.com/ARnews1936/status/866276840255750145). Tutti quelli che si occupano di Medio Oriente ricordano le immagini del linciaggio di Ramallah di quindici anni fa, quando due cittadini israeliani entrarono per sbaglio nella città capoluogo dell’Autorità Palestinese, furono assaliti, si rifugiarono in un posto di polizia e lì furono linciati e buttati giù dalla finestra, perché la folla potesse infierire sui loro corpi. I poliziotti si affacciarono alla finestra esibendo con trionfo le mani intinte nel loro sangue.

Non è un episodio isolato, cose del genere sono spesso accadute. Un paio di giorni fa l’orrore ha rischiato di ripetersi, quando un cittadino israeliano ebreo, padre di otto figli, che era andato a fare la spesa, è stato bloccato nella sua macchina che percorreva la strada 60, quella che percorre tutta la Giudea e Samaria da Nord a Sud, mentre passava nel villaggio di Huwwarah, subito a sud di Nablus. La gente l’ha bloccato, un’ambulanza (già, proprio un’ambulanza) gli ha tagliato la strada impedendogli la fuga, la folla ha iniziato a cercare di distruggere la macchina e a cercare di estrarlo di lì e ammazzarlo. Per fortuna il malcapitato era armato e ha sparato sui suoi carnefici, riuscendo a liberarsi al costo di un morto e un ferito fra i suoi assalitori. Trovate qui la storia e anche un filmato che vi mostra alcuni momenti cruciali di questo episodio (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/229842). Non commento queste immagini se non per dirvi che nulla è cambiato da un secolo fa (o forse dai 1400 anni che ci separano dai tempi di Maometto). Faccio solo un’osservazione. Conservate queste immagini. La prossima volta che vi chiedono perché Israele costruisce delle strade che aggirano i villaggi arabi e che sono sorvegliate da checkpoint, o perché i civili israeliani talvolta girano armati, riguardatele.

Immagine correlata
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PS: Dopo il tentativo di linciaggio e la sua reazione il malcapitato è stato portato a un posto di polizia e interrogato a lungo sull’uso della sua arma. Forse ci sarà un processo e forse un non luogo a procede, ma comunque un’inchiesta. Perché Israele, che non può fare la pace da solo, cerca di mantenere un livello di civiltà nella lotta che sostiene da un secolo e non vuole diventare il Far West. Ma, come vi dicevo, in questi casi vince il peggiore e il conflitto è atroce. Anche questa volta vi è una famiglia in lutto. Ma la colpa è di chi ha assalito un pacifico civile, non della sua autodifesa. Se le famiglie arabe di Giudea e Samaria insegnassero ai loro figli a non cercare di accoltellare e di linciare gli israeliani, a non praticare una guerra “fai da te” sul corpo di persone che non hanno alcuna responsabilità nei loro confronti, ci sarebbero meno lutti non solo fra gli ebrei, ma soprattutto fra i musulmani.


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
www.jerusalemonline.com
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