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La minaccia arriva dal nord: Hezbollah ai confini d'Israele con le armi dell'Iran (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
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Parla Bassem Eid, attivista palestinese per i diritti umani, quelli veri (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello - per chi ha difficoltà di lettura dei sottotitoli, cliccare su Youtube in basso a destra)
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Ugo Volli
Cartoline
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Una fionda importantissima 05/04/2017
Una fionda importantissima
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: la "Fionda di David", nuovo sistema di difesa antimissile d'Israele

Cari amici,

anche i giornali italiani di solito distratti rispetto alla realtà militare del Medio Oriente hanno dato notizia qualche giorno fa dell’entrata in servizio del sistema antimissile israeliano chiamato “Fionda di Davide”: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/israele-entra-servizio-sistema-difesa-david-s-sling-1381999.html, http://www.lastampa.it/2017/04/03/esteri/israele-svela-la-fionda-di-david-e-completa-la-sua-difesa-missilistica-MvOa7rL3aCrR9ivongzcPP/pagina.html. Probabilmente questa insolita attenzione è dovuta alla grande enfasi che Israele ha posto su tale inaugurazione: erano presenti sia il ministro della difesa che il primo ministro Netanyahu, che ha fatto un discorso importante, annunciando in sostanza una politica difensiva della rappresaglia immediata e proporzionale: chi attaccherà Israele, ha detto, deve fare attenzione, perché più che minacciare la nostra sicurezza minaccerà la sua.

Questa enfasi è di per sé una notizia, perché Israele è abituato al più grande riserbo sulle sue armi e sulla sua dottrina militare. Essa va inquadrata in un clima di crescenti tensioni sul fronte con la Siria, di cui vi ho parlato più volte di recente (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=280&id=65751, http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=280&id=65819) e cui di recente si è aggiunto l’attentato a San Pietroburgo (compiuto da un terrorista legato alla Siria, a quanto pare, che richiederà la rappresaglia di Putin) e la strage coi gas che Assad ha compiuto sui suoi nemici, nonostante le assicurazioni obamiane ed europee che non avesse più arme chimiche.

E’ una situazione che si sta dunque ulteriormente complicando: l’annuncio di Netanyahu va in direzione di cercare di smontare le tentazioni di chi nel mondo islamico (Hezbollah, Assad, Iran, Hamas) potrebbe cercare in un attacco a Israele la soluzione dei propri problemi politici. Per questo la difesa antimissilistica è cruciale.

Infatti per quanto riguarda l’esercito di terra, inclusi i carri, Israele non può essere sconfitto in campo aperto o sul suo territorio, perché ha senza dubbio la forza migliore della regione (e anche di tutto lo spazio fra il subcontinente indiano e l’Europa): potrebbe certamente essere attratto nei difficili territori di montagna e dei paesi del Libano, come ha già fatto Hezbollah dieci anni fa. Ma nel frattempo sono molto migliorate le armi, la dottrina e anche la dirigenza militare israeliana, perché quell’esperienza ha insegnato molto. E anche per quanto riguarda la decisiva arma aerea, Israele non ha rivali nella zona, anche se si includono le truppe russe in Siria. Gli F35 non sono entrati ufficialmente in servizio, ma qualche fonte ha citato la loro presenza nelle azioni recenti sulla Siria; ma anche senza di loro, la supremazia aerea e navale israeliana non sono in discussione.

Il punto delicato sono i missili. Hezbollah ne ha accumulati a quanto pare quasi centomila, fra grandi e piccoli; Hamas sembra aver migliorato il potere offensivo dei suoi Grad, che arrivano da Gaza ben dentro il territorio israeliano. Assad ha di recente minacciato di usare i suoi Scud, che possono coprire tutti il territorio israeliano; l’Iran continua a sperimentare indisturbato missili a lunga gittata, capaci di portare un carico pesante, che potrebbe diventare atomico. Il Nord Corea rifornisce tutti i nemici di Israele e dell’Occidente con razzi e armi varie. Aerei e navi sono vulnerabili ai sistemi forniti dalla Russia all’Iran: i primi si difendono con contromisure elettroniche e tecnologie antiradar, sulle seconde (e sulle vulnerabile piattaforme petrolifere nel Mediterraneo si stanno istallando sistemi antimissile).

Risultati immagini per fionda di david israele

Sono proprio gli antimissili l’impegno di Israele che Netanyahu ha voluto esibire. Si tratta di un sistema a tre livelli, che si può immaginare come una triplice cupola che protegge il territorio israeliano. A livello più basso, contro i razzi sparati da 5 a 80 chilometri di distanza agisce Iron Dome, che ha neutralizzato l’offensiva di Hamas di quattro anni fa e anche i lanci occasionali dell’Isis dal Sinai. A livello più alto, dei missili intercontinentali e provenienti da più di 400 chilometri, cioè dall’Iran, c’è il sistema Arrows, di recente migliorato con la consegna della terza generazione di questi razzi, che si sono dimostrati utili un paio di settimane fa anche contro la minaccia di un razzo di Assad diretto su zone abitate di Israele. Mancava lo strato intermedio, da 50 a 400 chilometri, che è proprio la zona delle armi di Hezbollah. Ora è entrato in servizio e può neutralizzare le offensive di questa organizzazione terroristica e anche di Assad. Beninteso, non sono sistemi che lavorano al 100% (anche Iron Dome funziona “solo” al 96%) e soprattutto essi possono essere saturati con un’offensiva molto massiccia: difficilmente potrebbero contrastare cinquanta o cento missili sparati contemporaneamente. Israele si prepara a molte vittime, se ci sarà una guerra con Hezbollah. Ma la sua minaccia militare è da oggi assai più limitata e soprattutto le grandi città, le basi militari, la centrale atomica di Dimona e le industrie chimiche di Haifa, obiettivo dichiarato di Hezbollah, sono da adesso assai più sicure. Il che salvaguarda il potere di rappresaglia di Israele, soprattutto quello aereo, che è il grande deterrente a un attacco dell’”asse del male” guidato dall’Iran. E grazie agli scienziati che hanno progetto la “fionda di Davide”, alle industrie israeliane che l’hanno realizzato, al governo che l’ha voluto, non grazie alle prediche dei pacifisti, la guerra generalizzata in Medio Oriente è un po’ più lontana.

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