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Ugo Volli
Cartoline
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Le Ong tassinare e i finanziatori dell’invasione 26/03/2017

Le Ong tassinare e i finanziatori dell’invasione
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

lo dice l’Europa, lo sottolinea il Papa, lo ripetono i giornali “autorevoli”, lo ribadiscono i politici “non populisti”: l’immigrazione è un fatto, un grande fenomeno naturale, è come i movimenti dei popoli nella tarda antichità, come le maree, non ci si può fare nulla, deriva dalle guerre, viene dalla demografia, dal riscaldamento globale, dalla desertificazione, dalle ineffabili volontà della Storia e della Geografia, chissà da quale congiunzione astrale. Insomma, mettiamoci l’animo in pace, non si può farci nulla, solo cercare di aiutare i poveracci che sono coinvolti in questa vicenda più grande di loro (e di noi).
Chi protesta contro l’immigrazione è come chi grida “piove, governo ladro”, un incosciente e uno stupido.
Ne siamo sicuri? Proprio sicuri? Dietro ognuno degli immigrati senza permesso, al novanta per cento giovani maschi in età da lavoro – e da servizio militare - che porgono il berretto per l’elemosina, oziano davanti a stazioni e caserme, protestano perché non gli sembra sufficiente l’ospitalità che è offerta loro e il denaro che ricevono, se non fanno di peggio, c’è una storia – e un’economia. Vengono per lo più dalla Nigeria, qualche volta dal Pakistan, dalla Somalia e perfino dalla Siria. Hanno fatto dunque migliaia di chilometri attraverso molti stati, hanno usato mezzi di trasporto vari, ci hanno messo dei mesi e almeno un migliaio di dollari, prima di pagare altri mille dollari almeno ( http://www.lastampa.it/2013/04/19/italia/cronache/il-tariffario-degli-scafisti-ecco-quanto-costa-inseguire-il-sogno-italiano-K66mjPrbwfPXIrKf80TQBL/pagina.html ), ma forse anche più del doppio (http://www.fanpage.it/migranti-le-tariffe-degli-scafisti-2-500-euro-per-il-viaggio-100-euro-per-acqua-e-sardine /, http://www.ilpost.it/2015/04/27/traffico-migranti-scafisti-mediterraneo /) per il trasporto.
Facciamo un po’ di conti. Per semplificare pensiamo a un milione di immigrati clandestini l’anno e di 3000 euro a testa: fanno tre miliardi di puri costi di trasporto. Più tutto il resto che serve a far vivere per mesi e a equipaggiare un milione di persone l’anno.
Sono cifre enormi, non solo il totale, che è nell’ordine di grandezza del prodotto interno lordo di qualcuno degli stati da cui gli immigranti provengono; ma anche la quota investita per il singolo: con 3000 euro nei paesi poveri si compra un campo, un negozietto, una barca attrezzata per la pesca: quanto basta a far vivere una famiglia. Perché non sono usati a casa quei soldi? E soprattutto chi glieli dà?
Il reddito pro capite in Nigeria sono 1245 dollari, in Siria, prima della guerra civile, circa 2000.
Come fa una persona tanto impoverita da rischiare la vita per andare altrove a disporre di quel che in media si produce in due anni e a monetizzarlo per pagarsi il viaggio? Ci sono organizzazioni, confraternite, mediazioni che trovano i soldi e magari anche i contatti, il sapere, il capitale culturale necessario per il viaggio, che non è meno di quello economico? E chi le paga e le organizza?
Sono questioni legittime, credo, anzi importanti. Ma senza risposta.
Invece incominciano a esserci risposte per le domande che riguardano l’altra estremità del viaggio. Come fanno a attraversare il Mediterraneo? Non è proprio uno scherzo, non è come fare un giro sul pattino a Rimini. Da dove vengono le competenze e i materiali per questi passaggi?
La risposta è semplice. Questi passaggi per lo più non ci sono più. I barconi non vengono fino in Italia, sono “soccorsi” o piuttosto raccolti al limite delle acque territoriali dei paesi di partenza, una quindicina di chilometri al largo (e a quattro o cinquecento chilometri dalle nostre coste): un percorso che si può fare anche con un gommone non troppo efficiente.
Certo che per la marina italiana, per quanto trasformata ormai per ordine delle superiori autorità politiche da corpo di autodifesa nazionale a sistema di trasporto a supporto dell’immigrazione clandestina, non sta tanto bene andare a svolgere questo ruolo di navi da crociera per gente che commette un reato (l’immigrazione clandestina lo è) così lontano da casa. Qualche volta lo ha fatto, ma un minimo di discrezione ci vuole.
E soprattutto come si fa a svolgere questo servizio di trasporti senza aver rapporto con i clienti? Voglio dire: con quelli che vengono chiamati, con ridicolo eufemismo “gli scafisti”? (Strani personaggi, che sembrano disporre di organizzazione e risorse, anche loro, chissà chi li inquadra, qualcuno parla addirittura di “stato di necessità” che li esimerebbe dalla responsabilità penale: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/03/22/migranti-pm-di-catania-no-al-fermo-per-chi-fa-lo-scafista-per-necessita_515047b7-710e-409b-8eaa-0c0c2ab07824.html ).
Il mare è grande, il tempo è lungo, si rischia di perdersi. Ma se c’è un appuntamento... o meglio un colpo di telefono comei si fa col taxi, magari un’app tipo Uber... Gli scafisti chiamano, le navi accorrono, come il radiotaxi che viene a prendervi dove vi fa comodo. Vi sembra strano? Ma no, è proprio così, solo che ai militari è rimasto un minimo d’orgoglio, non sono disposti a fare così, magari pensano anche che sono pubblici ufficiali e che andare a fare i tassinari degli scafisti è concorrere a un reato... Ed è qui che entrano in gioco le Ong con le loro navi (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/navi-ong-accendono-i-fari-e-scafisti-mandano-i-migranti-1377667.html ).
Tengono diverse navi ai limiti delle acque territoriali libiche, e, a quanto pare, ricevono le telefonate degli scafisti e vanno a “salvare” i loro passeggeri.
Magari restituiscono anche la barca al trasportatore, e lo lasciano tornare indietro pacigicamente, pronto per un altro servizio.
Le navi costano diverse migliaia di euro l’una al giorno, parecchi milioni l’anno. Chi paga? Si è parlato di Soros, che terrebbe insieme questo anello essenziale dell’invasione musulmana dell’Europa. Da quel che è venuto fuori, e che ha riportato anche IC, insomma, il mestiere dei tassisti lo fanno loro (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=65680 ), in maniera così evidente da aver suscitato non solo l’interesse della magistratura, ma anche del Parlamento (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=65775 ).
Come scrive Caputo , “ La maggior parte viene ormai salvata da navi armate e finanziate da un numero imprecisato di ONG,che battono le più varie bandiere di comodo (Panama, Liberia, Nauru e quant'altro) e che da tempo sono sospettate di essere in collusione con gli scafisti, con cui si mettono d'accordo prima su dove raccogliere i "disperati".
Perciò, tecnicamente, coloro che vengono tratti in salvo vengono a trovarsi sul territorio di questi Paesi, ed è perciò a questi che dovrebbero rivolgere in prima istanza le loro richieste. Naturalmente, si guardano bene dal farlo, e chiedono e ottengono di essere sbarcati in Italia, dove sanno che sarano accolti e accuditi e che comunque può servire da ponte per raggiungere altre nazioni europee di loro gradimento.” (https://www.facebook.com/elena.vigliano.5/posts/1307624869318751 ). Dopodiché, arrivati in Italia, ci sono le cooperative che gestiscono gli immigrati, i soldi stanziati dallo Stato, gli interventi di organizzazioni ecclesiastiche... soldi che in definitiva paghiamo noi con le nostre tasse.
Insomma, c’è tutta un’economia dell’immigrazione clandestina. Non c’è niente di casuale, di spontaneo, di inevitabile. Se no, perché l’invasione sarebbe iniziata a un momento preciso, tre o quattro anni fa?
Sono domande che i “buoni”, commossi dalla “tragedia” di un popolo di giovanotti venuti a cercare fortuna e magari anche qualcos’altro a casa nostra, non si fanno, che non è bene farsi. Ma, come diceva Andreotti, a pensar male magari si fa peccato, ma spesso ci si acchiappa. E se non a pensar male, almeno a far domande. Sarebbe bello interrogare Bergoglio e Mogherini. E chieder loro almeno: chi paga per l’invasione?

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