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Ugo Volli
Cartoline
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C’è di nuovo uno sceriffo in città e non è così facile eliminarlo 30/01/2017
C’è di nuovo uno sceriffo in città e non è così facile eliminarlo
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: Donald Trump

Cari amici,

avete visto (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=65205 )? Trump fa sul serio. Mette in pratica quel che aveva promesso. Blocca l’immigrazione dai paesi terroristi, taglia i fondi alle organizzazioni internazionali antisraeliane, fa capire alla Cina che non può più fare quel che le pare come se fosse la sola superpotenza in Asia, recupera il legame speciale con la Gran Bretagna, prova a costruire una partnership vera e negoziata con la Russia , ben diversa dalla fuga vigliacca di Obama (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=65204 ), snobba Merkel e Unione Europea, si rifiuta di condannare le costruzioni ebraiche in Giudea e Samaria come vorrebbero i razzisti europei, incomincia a rendere difficile la vita all’immigrazione illegale difendendo il confine col Messico e imponendo alle amministrazioni locali di rispettare la legge contro i clandestini, dà mandato alle forze armate di smetterla di traccheggiare e di ricominciare a usare la propria superiorità contro i nemici, l’Isis in primo luogo e poi magari l’Iran se proverà a provocare di nuovo. Il tutto in meno di dieci giorni di presidenza.

Insomma, c’è di nuovo uno sceriffo in città, l’America ha di nuovo un presidente e non un intrigante nemico dell’Occidente com’era Obama. Naturalmente non tutto quel che aveva promesso si realizza adesso (per esempio purtroppo non subito il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme, anche perché bisogna vincere le resistenze della burocrazia diplomatica americana tradizionalmente nemica di Israele (e forse anche di quella israeliana, ancora succube in buona parte dell’ideologia rinunciataria dei Peres e compagni). Ma non è detto che presto anche questa promessa non venga attuata.
Quel che conta però è che Trump ha deciso di fare quel che aveva promesso, non intenda affatto vivacchiare nell’ombra del pensiero unico progressista, ma cerchi per davvero di cambiare le cose, di rimediare alla radice ai tragici errore dell’era Obama, insomma di “fare l’America di nuovo grande”, come diceva il suo slogan elettorale. Non vi è nulla di dilettantesco o di casuale nelle sue mosse. Trump ha gestito per tutta la vita un grande impero economico, a differenza dei politici puri sa benissimo che cosa significa amministrare e comandare.

Il senso fondamentale dell’azione di Trump in questa primissima fase è assai più largo dei singoli provvedimenti; serve a mostrare che “yes we can”, per citare lo slogan di un certo venditore di panacee premiato subito col Nobel: sì possiamo avere un’altra politica che non sia la sottomissione ai nemici che sta al cuore del pensiero debole della sinistra degli ultimi decenni. L’invasione dei clandestini non è inevitabile, non occorre necessariamente che l’elefante americano si pieghi davanti alla pulce palestinese, ma neanche che accetti provocazioni dall’Iran dandogli in cambio miliardi di dollari, che esistono alternative al ritiro davanti ai nemici. E il semplice fatto di mostrare che la loro politica non è affatto la sola possibile e che bisogna dunque ragionare su costi e benefici e si smascheri così l’ideologia della resa, fa impazzire i vecchi governanti progressisti e i loro servi più o meno sciocchi, nei media, nell’accademia, nella politica.

Non si tratta solo della manifestazioni e dei ricorsi giudiziari, certamente legittimi ma altrettanto certamente esagerati e autodistruttivi, contro questa o quella decisione di Trump (http://www.lastampa.it/2017/01/29/esteri/stop-allimmigrazione-rivolta-contro-trump-giudice-federale-blocca-il-rimpatrio-dei-rifugiati-lAfIAKmCLBbYOFiDNkOcXL/pagina.html), o delle ovvie dichiarazioni di sdegno dei paesi da cui proviene il terrorismo per essere stati esclusi dall’immigrazione (http://www.jpost.com/Middle-East/Trump-travel-ban-Order-on-Muslim-immigrants-sparks-anger-in-Mideast-479898), la maggior parte dei quali peraltro a loro volta proibiscono da sempre l’ingresso agli israeliani e agli ebrei (https://pbs.twimg.com/media/C3UM1cvXUAI64KR.jpg) e neppure della ridicola petizione promossa di nuovo dalla sinistra in Gran Bretagna (l’avevano già fatto prima delle elezioni) per impedire a Trump l’ingresso nel Regno Unito (http://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/uk-petition-calls-for-ban-on-trump-state-visit/).

C’è di più e di peggio: per esempio l’appello all’omicidio. In un talk show chiamato “Presseclub” della televisione tedesca ARD, si discuteva se fosse ancora possibile “far finire la catastrofe Trump”, per esempio con un impeachement. Una degli interlocutori del talk show spiega che secondo la costituzione americana per l’impeachement ci vuole la maggioranza dei due terzi del Senato, che è assai difficile da raggiungere. E qui interviene una personalità della stampa tedesca, Josef Joffe, editore/direttore del più diffuso settimanale tedesco, il progressista “Die Zeit” (https://en.wikipedia.org/wiki/Josef_Joffe) che calmo calmo dice: c’è sempre la possibilità di un omicidio alla Casa Bianca (qui trovate il testo e il filmato: http://www.infowars.com/german-news-show-panelist-murder-trump-to-get-him-out-of-office/. Del resto la CNN aveva ipotizzato una possibilità del genere fin alla vigilia dell’inaugurazione di Trump: http://www.infowars.com/cnn-if-trump-is-killed-during-inauguration-obama-appointee-would-be-president/.

Ma roba del genere compare anche sulla stampa italiana: Marek Halter, che fra le molte sue virtù è anche un collaboratore abituale dell’”Espresso”, l’equivalente italiano dello “Zeit”, ha dichiarato in un’intervista alla “Stampa” di prevedere che Trump non durerà più di due anni (http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/quello-trump-razzismo-gente-si-ribellera-marek-halter-140338.htm). Non ha spiegato come accadrà questa auspicata sparizione politica, ma il ragionamento è chiaramente lo stesso, solo con un minimo di pudore in più. Halter è uno che si atteggia a pacifista e condanna i terribili abusi di Israele, non può passare per un apologeta dell’omicidio politico. Ma se forse quella di Joffe era solo una battuta di cattivo gusto, c’è da scommettere che Halter esprima un desiderio non troppo inconscio di tutta la “sinistra morale” europea e americana: eliminare in qualunque modo il guastafeste che ha mostrato che il re (la politica “progressista”) è nudo. Io spero e credo che non ci riusciranno. Ma anche se qualcuno provasse davvero di fare a Trump quello che fecero a Kennedy, non penso che la strada che ha aperto si richiuderebbe. Perché con tutte le sue eccentricità, Trump rappresenta un movimento di opinione pubblica, potente in America come in Europa. Che ha già capito di poter vincere le elezioni e fermare la corsa al suicidio dell’Occidente guidata da Obama, Merkel, Bergoglio e soci.

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