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Ugo Volli
Cartoline
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I collaboratori dell'odio 25/01/2017
I collaboratori dell'odio
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

io se posso evito di parlare dei nemici ebrei di Israele. Non lo faccio per non far loro pubblicità, ma anche perché proprio non li capisco. Sto parlando dei nemici veri di Israele, di quelli che cercano consapevolmente di fare danno, che hanno rapporti con le controparti politiche delle organizzazioni terroristiche, che contribuiscono alla loro propaganda negando la legittimità dello stato di Israele, non tanto degli ingenui che per buona volontà e dabbenaggine accreditano soluzioni “di pace” chiaramente impossibili e se la prendono con il “governo di estrema destra” o coi “coloni” per non accettarle. E’ una distinzione chiaramente piuttosto vaga, con molte posizioni intermedie, ma per carità di patria è meglio tenerla presente.

Quel che non capisco di questa gente è perché lo fanno. Pensano di perseguire l’alta moralità di esigere di più dalla loro famiglia che dagli altri? A parte che sul piano dell’etica si tratta di una clamorosa sciocchezza, forse potrebbero dedicare almeno una parte della loro energia e popolarità a criticare le nefandezze dei nemici di Israele, il terrorismo, la dittatura, la corruzione, la ferocia della guerra intestina fra gli arabi. E invece su tutte queste cose se ne stanno zitti, spargono veleno solo su Israele e sull’Occidente.

Sperano più cinicamente di avere successo nel loro lavoro nonostante la provenienza ebraica? Ci sono fior di giornalisti, intellettuali e gente di spettacolo di origini ebraiche che ha ottenuto notevolissimi risultati senza prostituirsi all’odio di Israele. Certi si sono occupati d’altro, o hanno taciuto, o si sono iscritti alla categoria del “accetto il diritto all’esistenza di Israele ma dissento dal governo”. Altri hanno espresso posizioni sioniste senza essere particolarmente molestati.

Immagine correlata
Un soldato israeliano con alcuni bambini arabi palestinesi

Si odiano da soli, secondo la vecchia ipotesi della “sindrome di Oslo” (https://en.wikipedia.org/wiki/The_Oslo_Syndrome) o secondo quella patologia che già negli anni Trenta del secolo scorso fu indicata da Theodor Lessing con l’espressione “Der Jüdische Selbsthass” (l’odio di sé ebraico)? Ma perché si odiano come ebrei e come occidentali, coltivando per il resto un evidente narcisismo? Vorrebbero essere quel che sono salvo che per questo preciso aspetto? Cantare come cantano, condurre televisione come conducono, scrivere saggi femministi o linguistici come fanno, ma essere ariani purosangue o arabi beduini? Non riconoscono quanto della loro cultura viene dalle radici che rinnegano? E perché, se non le amano, non ignorare le loro origini, come molti cui non piace essere belgi o canadesi o biondi o sessantenni (e molti anche di origini ebraiche tranquillamente hanno fatto da Modigliani a Hofmannstahl, Wittgenstein e Proust)? C’è qualcosa di fanatico, di eccessivo, nel loro antisraelismo, che è davvero difficile da spiegare. E’ un odio non per sé ma per la propria famiglia, su cui chiedere spiegazioni a un buono psicanalista? O un complesso di inferiorità che si trasforma nel bisogno di proclamare una superiorità morale, di degradare, umiliare, distruggere quelli cui si sarebbe naturalmente confrontati? Non lo so.

Voglio solo raccontarvi l’ultma storia di questi personaggi. E' la registrazione di un discorso fatto da un dirigente a un gruppo di “Breaking the silence” (quella Ong largamente finanziata dai governi europei che ufficialmente avrebbe lo scopo di sostenere i soldati che vogliono confessare i loro terribili crimini di guerra: quelli israeliani, naturalmente, non certo quelli arabi. Ma di solito sono falsi (http://www.camera.org/index.asp?x_context=8&x_nameinnews=449&x_article=3399) Ecco, leggete l’opinione di questo gruppo (http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=39639): “Se uno spara contro i soldati, sta cercando di uccidere dei soldati. Non è un terrorista. Se c'è un altro paese che sta conquistando il suo paese, la zona in cui si vive, gli è permesso di usare mezzi violenti per combattere l'entità di conquista, contro i soldati e agenti di polizia; dunque se pugnala un soldato a un posto di blocco, quel che fa non è un attacco terroristico".

Quando questa registrazione è stata resa pubblica, l’Ong si è difesa dicendo che chi parlava era stato un soldato in un’unità d’élite dell’esercito israeliano. Ma questa non è una scusante, tutto l’opposto, è un desiderio suicida, o forse omicida nei confronti di chi svolge oggi quel compito. A me ricorda un vecchio slogan fascista: “uccidere gli ebrei non è reato”. Ecco, non li capisco, non vorrei parlarne. Ma mi tocca, perché ci sono. E ci sono, naturalmente, perché l’Unione Europea li finanzia (http://www.jewishpress.com/news/breaking-news/ngo-monitor-reports-european-union-funding-dozens-of-bds-groups/2017/01/23/), aggiungendo una motivazione economica, certamente secondaria ma non ininfluente al loro odio. La loro motivazione è un enigma un po’ schifoso, ma al di là di questa, il dato di fatto è che fanno parte delle armi di chi cerca di distruggere Israele.

Immagine correlata
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