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Ugo Volli
Cartoline
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L’eredità finale 15/01/2017

L’eredità finale
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari Amici,

come sapete si apre oggi a Parigi (e si conclude anche oggi, se non sbaglio, con durata lampo ai soli fini di una conclusione già segnata), una conferenza fortissimamente voluta da François Hollande, presidente francese in uscita, che ha rinunciato a ripresentarsi alle elezioni presidenziali del 23 aprile, perché il suo consenso è bassissimo e la possibilità di vincere praticamente nulla.
La conferenza dovrebbe riunire 72 paesi, ma senza dubbio la presenza più importante è quella degli Usa, rappresentati dal segretario di Stato Kerry, che fra cinque (ripeto cinque) giorni cesserà dal ruolo, perché finalmente decadrà il suo presidente Obama, la cui candidata Hilary Clinton come tutti sanno è stata sconfitta a novembre.
Due paesi con l'amministrazione sconfitta e in uscita sono i protagonisti di questa conferenza. E l'oggetto, qual è? Israele,naturalmente, cui essi vogliono imporre i termini di una soluzione finale del conflitto con l'Autorità Palestinese.
Solo che Israele non ci sarà, perché innanzitutto non è stato invitato e poi ha dichiarato inaccettabile il metodo di una conferenza internazionale per risolvere la controversia con i palestinisti, al posto della sola strada praticabile, quella delle trattative dirette senza precondizioni.
E' del tutto evidente che la conferenza non potrà raggiungere il suo obiettivo dichiarato della "pace in Medio Oriente", dopo che sono falliti i tentativi precedenti di imporre dall'esterno un accordo, condotti peraltro con tempi assai più lunghi, con la partecipazione degli interessati e con tutt'altra ponderazione. (https://www.algemeiner.com/2017/01/10/ten-failed-state-department-plans-for-mideast-peace/ ).

E in effetti i tempi e i modi della conferenza (poche ore, in assenza degli interessati), fanno capire che l'obiettivo vero non è un serio contributo alla trattativa ma al contrario un gesto propagandistico e vendicativo: l'organizzazione della condanna e la spinta verso il boicottaggio di Israele. Lo si capisce molto bene leggendo un appello pubblicato da una dozzina di ambasciatori francesi, in cui in mezzo al linguaggio ovattato dei diplomatici emerge chiara la minaccia del boicottaggio di Israele, in analogia a quanto fu fatto contro il Sudafrica dell'apartheid, se Israele non rinuncerà ai territori che controlla in Giudea e Samaria e si restringerà nelle "frontiere di Auschwitz", con un vicino governato dai terroristi e a portata di tiro da Tel Aviv e dall'aeroporto internazionale (http://www.desinfos.com/spip.php?article56345 ): una ricetta per la guerra.

Se non il linguaggio, l'obiettivo politico è esattamente quello degli antisemiti del BDS: la distruzione della capacità di Israele di difendersi. Purtroppo questo appello assai rivelativo non è disponibile in italiano Trovate qui il testo in francese: http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Mode=S&ID=2017011035059478 e qui un riassunto in inglese: https://www.gatestoneinstitute.org/9754/france-ambassadors-israel . Una conferenza che dura un giorno, senza la partecipazione degli interessati, per trovare la soluzione finale del problema israeliano, vi ricorda qualcosa?
A me sì, e l'ho appena descritta con un linguaggio adatto a suggerirvi l'analogia.
Quasi esattamente 75 anni fa, il 20 gennaio 1942, in un padiglione sulla riva del Wannsee, romantico laghetto alla periferia di Berlino, si svolse un incontro per organizzare la "soluzione finale" del problema ebraico. Vi parteciparono una ventina di ufficiali e funzionari nazisti, fra cui Heydrich, Stuckart, Eichmann e da questa riunione si considera sia partita la fase culminantwe della Shoah.

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Naturalmente il paragone va preso con molta cautela. Perché certamente i partecipanti alla conferenza di Parigi non sono nazisti e d'altro canto Israele non è certo nella condizioni di estrema schiavitù e impotenza degli ebrei del '42.
L'intenzione di Hollande, Kerry e compagnia non è certo di organizzare direttamente un genocidio. Gli ambasciatori francesi che ho citato prima dicono che la Francia è amica di Israele e lo stesso proclama Obama (per un'analisi di questa pretesa del presidente americano uscente vi consiglio molto caldamente di leggere questo articolo di Caroline Glick: http://jewishworldreview.com/0117/glick011317.php3 ).

Ma il punto non è questo: la mia è un'analisi politica, non un giudizio personale sui protagonisti. Del resto c'è qualcosa in comune fra le conferenze di Wannsee e di Parigi: la fretta, per esempio, l'esigenza di imporre con la forza una soluzione a un problema che rifiuta di sparire, essendo costituito dalla presenza degli ebrei in un territorio dove non si vuole stiano, l'indifferenza o l'ostilità verso i diritti storici del popolo ebraico, il primo dei quali è la propria esistenza come popolo. E poi intorno c'è un clima che di giorno in giorno diventa più pericoloso. Posso citarvi nel recente passato la risoluzione dell'Unesco di due mesi fa che ottusamente nega ogni rapporto di Israele con la sua capitale storica, Gerusalemme, o le analoghe risoluzioni dell'Assemblea Generale dell'Onu, per cui hanno votato la maggior parte dei 72 paesi che si trovano a Parigi. Per non parlare della risoluzione del consiglio di sicurezza dell'Onu, accuratamente preparata dagli Usa e dai loro migliori alleati (http://www.humanrightsvoices.org/site/articles/?a=9474 ).
Oppure vi cito il recente attentato a Gerusalemme, che ha ucciso quattro ragazzi, in seguito al quale non solo gli arabi sudditi dell'Autorità Palestinese e di Hamas hanno festeggiato per le strade (come del resto avevano fatto l'11 settembre e in tante altre occasioni di attentati contro Israele e l'Occidente: http://www.italiaisraeletoday.it/quella-sporca-festaper-gerusalemmeinsanguinata/ ), non solo il dittatore palestinista Muhammed Abbas si è rifiutato di pronunciare una condanna, ma lo stesso "presidente della Palestina", entrato ormai nel tredicesimo anno di un mandato di quattro, ha assegnato una pensione a vita di importo notevole per quelle parti alla moglie dell'attentatore (https://www.algemeiner.com/2017/01/11/widow-of-terrorist-who-committed-deadly-jerusalem-truck-ramming-attack-to-receive-760-lifetime-monthly-allowance-from-palestinian-authority/ ).

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Vogliamo aggiungere che anche dopo questi fatti la preferenza per Israele (sui palestinesi) dei democratici americani (il partito di Obama) è calata al 33%, mentre sta al 74% fra i repubblicani (http://www.jpost.com/Israel-News/Poll-74-percent-Republicans-33-percent-Democrats-sympathize-with-Israel-over-Palestinians-478350 )?
Che uno degli ultimi atti di Obama è stato autorizzare l'invio di 12 tonnellate di uranio grezzo dall Russia all'Iran, cioè quanto basta per fabbricare una decina di bombe atomiche (http://www.jewsnews.co.il/2017/01/12/parting-gift-to-israel-obama-just-approved-a-big-uranium-shipment-to-iran-that-could-be-used-for-nukes.html) ? Che lo stato francese continua a finanziare organizzazioni che incitano al boicottaggio e al terrorismo contro Israele (http://www.ngo-monitor.org/reports/french-funding-bds-terror/ )? Che in Germania (in Germania!) una corte d'appello ha confermato il verdetto di un tribunale per cui dar fuoco a una sinagoga non è un crimine di odio razziale, ma solo una legittima manifestazione di protesta per le politiche del governo di Israele (https://www.algemeiner.com/2017/01/13/jewish-human-rights-group-german-court-ruling-in-synagogue-arson-case-legitimizes-violent-antisemitism/) ?

Si potrebbe e si dovrebbe continuare a lungo e noi di Informazione Corretta facciamo questo ogni giorno. Ma quel che vi ho detto basta a confermare la sensazione che il rapporto attuale dell'Europa con Israele richiami alcuni aspetti di quel che è successo settantacinque anni fa (http://www.italiaisraeletoday.it/vergogna-per-gli-ebrei-non-e-cambiato-nulla/ ). Con una differenza essenziale, lo ripeto: che Israele è forte, è capace di difendersi, non si lascia certo imporre quello strangolamento che amichevolmente gli consigliano "per il suo bene" Obama e Hollande e i loro sostenitori.
E anche che forse la situazione cambierà, grazie a Trump e al mutamento degli equilibri in Europa.
Ma vale la pena di riflettere sul fatto che, lavorando negli ultimi giorni di governo alla loro eredità, all'immagine che lasceranno nella storia (a mio avviso pessima, me certamente loro non sono d'accordo), sia Obama che Hollande abbiano pensato che un attacco a Israele fosse l’atto politico giusto con cui sigillare il loro lavoro.

Non vi sembra significativo? Vedremo se in extremis, due o tre giorni prima di andarsene, l'amministrazione americana proverà ancora a lasciar passare un'altra risoluzione Onu, ancora peggiore dell'ultima. Ma già questa conferenza basta, è l'indicazione della volontà di segnalarsi alla storia per il proprio antisemitismo (pardon, antisionismo, cioè volevo dire odio per le "colonie" giudaiche in Giudea e Samaria). Insomma del proprio obamismo.

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Ugo Volli

P.S. Con questo articolo riprendo a scrivervi dopo una settimana di silenzio per il lutto della scomparsa di mio padre Enzio, la cui memoria sia di benedizione.
Voglio approfittare di questa occasione non solo per ricordarne l'intelligenza, la cultura, il senso di giustizia l'impegno pubblico, il lavoro per Israele e la comunità ebraica, ma anche per esprimere pubblicamente la mia gratitudine ai moltissimi che mi hanno manifestato la loro vicinanza e che non sono riuscito a ringraziare personalmente.

Informo chi volesse fare un gesto in memoria di mio padre che può farlo attraverso il Kerem Keyemet LeIsrael di Trieste
(kkltrieste@kkl.it ). Gli alberi donati saranno piantati nella Foresta di Baram. Grazie (U.V.)

www.jerusalemonline.com
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