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Ugo Volli
Cartoline
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Il canto del cigno 25/12/2016

Il canto del cigno
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli


Cari Amici,

avete certamente letto (quantomeno su IC: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=9&sez=120&id=64825 , http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=64824 ) della risoluzione del consiglio di sicurezza dell’Onu contro Israele, che è stata approvata venerdì notte, con l’astensione del rappresentante degli Stati Uniti e il voto favorevole di 14 stati, fra cui tutti i membri permanenti del consiglio, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina.
E’ un fatto molto più grave delle mozioni contro Israele approvate a ripetizione dalle varie agenzie dell’Onu e anche dall’Assemblea Generale, perché il Consiglio di Sicurezza è quanto di più simile ci sia a un governo mondiale, ha cioè il potere di imporre sanzioni e perfino di promuovere interventi armati.
La mozione approvata l’altro giorno non apparteneva a questa categoria giuridica esecutiva, ma potrebbe preludervi e certamente è stata un colpo pesante contro Israele (http://www.jpost.com/Israel-News/Analysis-Israel-waiting-for-Trump-hoping-Obamas-legacy-will-be-wiped-out-476393 ): proprio per prevenire questa possibilitàgli Stati Uniti avevano sempre posto il veto contro risoluzioni del genere, ma questa volta Obama ha deciso di lasciarla passare, con l’ipocrisia di astenersi.

Anzi, come ha commentato subito Bibi Netanyahu (http://www.jpost.com/Israel-News/Benjamin-Netanyahu/Israel-rejects-the-anti-settlement-resolution-at-the-United-Nations-476367 ), è stato parte attiva in questa condanna, l’ha voluta e organizzata. Che Obama meditasse un colpo di coda, una vendetta finale contro Israele si sapeva e si era detto in tutte le salse, la grande maggioranza dei parlamentari americani aveva firmato una lettera per chiedergli di porre il veto alle mozioni contro Israele che si era certi sarebbero state presentate all’Onu, anche Trump si era espresso contro.
Obama non se n’è curato, com’è nel suo stile politicamente autoritario.
In un incontro del 12 dicembre fra Erkat e Kerry l’Amministrazione americana ha incoraggiato l’Autorità Palestinese a presentare una mozione attraverso la Lega Araba che l’ha girata all’Egitto. Quando la pressione israeliana e anche una telefonata di Trump ha convinto Al Sissi a ritirare la firma egiziana sulla mozione, prontamente questa è stata ripresa da un membro temporaneo e in scadenza del Consiglio di Sicurezza, la Nuova Zelanda, che l’ha ripreso condividendone la responsabilità con Venezuela, Malesia e Senegal.

Guarda un po’, Kerry aveva fatto visita di recente alla Nuova Zelanda, che non è proprio un attore di primo piano della politica internazionale, ha incontrato il 13 novembre il suo ministro degli esteri (http://www.jpost.com/American-Politics/New-Zealand-meeting-calls-into-question-White-House-narrative-on-role-in-UN-vote-476380 ). E’ chiara, credo, la ragione per cui Israele ha accusato Obama di aver tradito l’alleanza con Israele ( http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Israeli-source-blames-Obama-for-UN-settlement-vote-says-he-abandoned-Israel-476352 ). E’ interessante leggere le spiegazioni polemiche che di questo gesto (http://www.jpost.com/American-Politics/Rhodes-defends-parting-shot-at-UN-to-JPost-Friedman-signals-Trumps-plans-for-Israel-476371 ) hanno dato Kerry e Ben Rhodes, lo “spin doctor” che ha guidato la campagna di bugie e disinformazioni usata da Obama per far passare l’accordo con l’Iran ( ne trovate la storia qui: l'amministrazione uscente è ben consapevole che le sue politiche sono state abbandonate dall’elettorato americano e che non hanno nessuna possibilità di essere proseguite, ma ha voluto porre un ostacolo a Trump e marcare una linea politica.

Come dire: il canto del cigno. Che il suono di questo canto piaccia soprattutto ai terroristi di Hamas ( http://www.timesofisrael.com/hamas-welcomes-un-vote-on-israel-settlements/ ) e di Fatah a Obama non importa nulla, o forse gli fa piacere, perché ne condivide i fini.
Che i repubblicani lo condannino e dichiarino di voler rovesciare la sua politica (http://www.jpost.com/American-Politics/Republicans-vow-to-reverse-Obamas-absolutely-shameful-Israel-policies-476366 ) e anche dagli ebrei democratici (non gli incorreggibili traditori di Jstreet e i loro complici ipocriti dell’ADL, ma Dershowitz: https://www.gatestoneinstitute.org/9636/trump-was-right-to-try-to-stop-obama-from-tying ), certo non lo turba più che tanto. La sua politica è quella, è iniziata così col discorso del Cairo del 2009 in cui Obama diede il via al grande massacro arabo, e finisce con questo attacco all’alleanza con Israele.

Non so se l’attuale presidente degli Stati Uniti sia un musulmano malcelato, come molti dicono (certo lo sono suo padre, suo fratello, le scuole in cui è stato educato, gli ambienti che ha frequentato da universitario). Ma sicuramente è un islamista, un sostenitore dell’Islam politico. Non un islamista terrorista, non direttamente. Ma certamente un alleato prezioso per chi si batte per la shaaria.
Che poi pratichi l’ipocrisia di fingere di partecipare alle feste ebraiche, è solo un’aggravante. E’ chiaro che la risoluzione è una totale follia, una vergogna, come ha detto Trump. Israele ha costruito degli insediamenti in territori che non erano e non sono palestinesi, per la semplice ragione che uno stato palestinese non esiste e non è mai esistito. Questi territori facevano parte dell’Impero Ottomano da secoli, nel grande rimescolamento postbellico sono stati assegnati dalla società delle nazioni al mandato britannico perché ne facesse il luogo di uno stato (“national home”) ebraico.
Occupati dalla Giordania nel corso della guerra di indipendenza del ‘48-49 e riconquistati nel ‘67, sono attualmente regolati dagli accordi di Oslo, che concede a Israele la piena amministrazione sulla parte dove vi sono gli insediamenti ebraici (Zona C) e non parla affatto di uno stato palestinese, ma di un’ “autonomia” palestinese, che si è puntualmente realizzata.
La loro sorte dev’essere decisa in trattative fra le parti, che i palestinisti hanno regolarmente sabotato perché non vogliono lasciare neanche un metro di terra sotto il dominio degli “ebrei”, come hanno ripetuto in tutte le salse nelle loro costituzioni, risoluzioni, stemmi, bandiere, propagande televisive, libri di testo, ecc.
Gli insediamenti sono perfettamente legittimi, semplicemente contrastano con la volontà politica di molti paesi (fra cui quelli europei e l’America di Obama) di favorire le pretese palestiniste ai danni della sicurezza di Israele.

E Israele giustamente resiste. E’ probabile che questa risoluzione resti carta straccia, come le centinaia di analoghe che l’hanno preceduta in tutte le sedi. Da un certo punto di vista, facendo passare questa vergogna, Obama ci ha reso un favore. Perché ha chiarito perfettamente la propria linea politica, e per contrasto quella di Trump.
Se c’erano dei dubbi sul fatto che la vittoria di Trump è stata una straordinaria occasione positiva per Israele e per tutto il mondo libero, oggi questo fatto è di una chiarezza palmare.

Se sapete un po’ di inglese, leggetevi per favore, questa magistrale analisi di Caroline Glick: http://www.jpost.com/Opinion/Column-One-Israel-and-the-rising-new-West-476279  . Solo un pazzo avvolto nei fumi dell’ideologia può preoccuparsi di Trump, dopo aver avuto la prova provata finale di quel che è Obama, il suo canto del cigno.

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Ugo Volli

PS: Oggi è il primo giorno della festa di Hannukkà. Il miracolo che essa ricorda (la permanenza per un’intera settimana della luce del Tempio riconsacrato, nonostante la scarsità dell’olio) è una metafora dell’ostinata sopravvivenza dell’ebraismo, nonostante le infinite violenze che ha subito dai suoi nemici nel corso della storia.
Questa metafora oggi è facilissima da leggere: lo stato di Israele è il Tempio riconsacrato (“il germoglio della nostra redenzione”, come dice la preghiera che si legge tutti i sabati in sinagoga. Il poco olio è la piccolezza del popolo ebraico. I nemici erano allora gli imperi ellenistici che volevano distruggere l’autogoverno ebraico, oggi gli stati del mondo che vorrebbero di nuovo distruggerlo, o indebolirlo al massimo.
Il miracolo di Hannukkà si ripete di nuovo oggi sotto i nostri occhi, come è accaduto tutte le volte che la vita del popolo ebraico è stata minacciata.
Auguro all’olio di durare, al lume di splendere, al popolo ebraico di fiorire. E, data una coincidenza che non dev’essere certamente confusione consumista ma occasione di dialogo e riconoscimento reciproco, auguro ai miei amici cristiani Buon Natale e a tutti, credenti o meno, buone feste e un ottimo 2017.

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Ugo Volli

www.jerusalemonline.com
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