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Ugo Volli
Cartoline
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Di chi è la responsabilità 21/12/2016

Di chi è la responsabilità
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari Amici,

sapete come ha commentato Angela Merkel la strage di Berlino? “La cancelliera Angela Merkel questa mattina ha parlato di una «giornata difficile» e ha riferito che la persona che ha compiuto l’attentato a Berlino «aveva chiesto asilo in Germania come rifugiato». Merkel ha aggiunto che «la Germania non si farà fermare dalla paura» e che «continueremo a sostenere le persone che chiedono di integrarsi nel nostro paese».” (http://www.lastampa.it/2016/12/20/esteri/lattentatore-di-berlino-un-giovane-pakistano-perquisizioni-in-un-campo-profughi-jtxh3Bc67DF5AFBSDB2yqN/pagina.html ). Non vi colpisce? A parte l’orribile freddezza della “giornata difficile”, neanche avesse avuto male ai calli, quel che conta è la seconda parte: “la Germania [cioè lei stessa UV) non si farà fermare dalla paura” e «continueremo a sostenere le persone che chiedono di integrarsi nel nostro paese».
Notate, non i profughi, i rifugiati, qualunque categoria buonista per cui si può indicare la necessità del soccorso, ma coloro che “chiedono di integrarsi nel nostro paese”.

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Integrarsi nel ruolo di boia, saremmo tentati di dire, integrarsi come un coltello si integra nella gola… Ma vale la pena di fare un’analisi più approfondita. Un mio amico, un artista israeliano di sinistra, mi disse una volta che l’ideologia è quell’atteggiamento per cui non si permette ai fatti di interferire con le proprie visioni del mondo.
C’è senza dubbio questo, nella reazione delle élites europee agli attentati.
Noi abbiamo una bellissima visione di un mondo armonioso e accogliente, in cui tutti si vogliono bene e sono buoni, non ci faremo certo distogliere da questa splendida utopia per il fatto che i bravi ragazzi che vogliamo “accogliere” qui fanno venti morti, lì ottanta, dall’altra parte (a Colonia un anno fa) violentano un migliaio di donne in una sera.
Non ci importa che i tassi di criminalità schizzino in alto e neppure che gli “accolti” o i loro figli vadano a farsi dei giretti in Siria per imparare a sgozzare la gente. Che volete che sia di fronte al bene assoluto dell’accoglienza?

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Anch’io pensavo che pensassero così, che fossero semplicemente ideologici (o stupidi) dai vertici delle religioni ai capi di stato e di governo, alla burocrazia di Bruxelles.
E certamente di tipi così ce n’è in abbondanza. Ma c’è di più. La crisi attuale dei migranti non deriva affatto dalla guerra di Siria (tant’è vero che la maggioranza degli invasori, viene da luoghi molto lontani da Aleppo). Tutto nasce ben prima da una scelta che fu fatta dalla commissione europea nel 2004. Leggete qui (http://www.consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/jha/82745.pdf)
i dettagli, da pagina 15 in poi; è un documento ufficiale, un po’ velato, ma il progetto di incrementare e sostenere l’immigrazione in modo che ci sia “adattamento reciproco” fra stati europei e immigranti è chiarissimo).

In questo documento del 2014 (dieci anni dopo :http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=EN&f=ST%209905%202014%20REV%201), si riafferma che quella di favorire l’immigrazione è una priorità europea che è stata alla base della politica degli stati membri in tutto questo periodo e continuerà ad esserlo.
E’ un’ammissione molto significativa, perché mostra il quadro in cui l’Unione Europea si è procurata “le persone che chiedono di essere integrate nel nostro paese”. Trovate una ricostruzione accurata di questa storia qui: https://www.gatestoneinstitute.org/9183/europe-migrant-revolution .
Ma perché tanta preoccupazione di favorire l’immigrazione, in un continente che certo non è spopolato, in cui la diminuzione della popolazione è un vantaggio per tanti problemi aperti (inquinamento, traffico, assistenza ecc.).

A me le ragioni inconfessate di questa scelta sembrano due: da un lato fornire manodopera a basso costo per le industrie che si trovano a competere con la concorrenza dei paesi in via di sviluppo. Dall’altro (più recente) procurare una nuova base elettorale che sostituisca quella traballante del centrosinistra al governo. In generale sostituire popolazione, frullare le differenze, far sparire o disattivare più possibile le differenze nazionali, per esempio le tradizioni alimentari, a favore di un’omogeneizzazione generale.

Beninteso, non immagino un piano ben preciso, una congiura con la sua direzione strategica, ma un atteggiamento, un sistema di valori, la scelta di certe politiche rispetto ad altre. Questo atteggiamento si incontra con una spinta fortissima da parte dei paesi islamici alla presa di possesso dell’Europa, che ha ragioni millenarie. In parte si tratta di una spointa economica individuale, è chiaro; ma vi è anche la consapevolezza di un dovere religioso, di un atto di “guerra santa”.
Una cosa è sicura: la dirigenza europea nei dodici anni passati dal documento che vi ho citato ha importato molti milioni di immigrati, prevalentemente dal mondo islamico e non certo solo da paesi in guerra.
Si sono costituiti quartieri dove neanche la polizia riesce a entrare, tribunali islamici, una fitta rete di indottrinamento. Contemporaneamente è diventata teoria diffusa e in un certo senso ufficiale in Europa l’etichetta dell’”islamofobia” (qualificata anche come “xenofobia”, “populismo”, “razzismo”) come ragione di vergogna e discriminazione per coloro che intendono resistere a questo processo.
Sono stati processati e condannati dei politici di opposizione come Geert Wilders, adesso si parla di un controllo forzoso dei social media, che in teoria potrebbe essere certamente una buona cosa per bloccare il jiadismo e la propaganda terrorista in rete, ma per come è annunciato e per chi lo finanzia sembra piuttosto uno strumento da usare contro l’opposizione all’ingegneria sociale dell’immigrazione (http://www.occhidellaguerra.it/soros-bufale-facebook/ ).
Polizia e forze dell’ordine sono istruite a mimetizzare il più possibile le responsabilità degli immigrati irregolari, allo scopo preciso di diminuire l’allarme sociale, che potrebbe certamente prevenire in parte i crimini, ma danneggerebbe l’immagine delle forze di governo.
Insomma, ci sono delle responsabilità politiche che ricadono fino ad attentati come questo di Berlino e ha fatto bene Wilders ad indicare direttamente una responsabilità oggettiva della Merkel. (http://www.foxnews.com/world/2016/12/20/wilders-merkel-has-blood-on-her-hands-after-berlin.html ).

Nonostante tutto però buona parte dei cittadini dei vari stati dell’Occidente hanno indicato con chiarezza il loro dissenso da politiche di resa all’invasione. Con caratteristiche molto diverse, l’elezione di Trump e la Brexit, la conferma del governo Netanyahu e le scelte di molti paesi della parte orientale dell’Europa vanno in questo senso.
Vedremo quest’anno come andranno le elezioni in Francia, Germania, Olanda. Certamente questo è un momento decisivo, che richiama le responsabilità di ciascuno.

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Ugo Volli

www.jerusalemonline.com
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