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Ugo Volli
Cartoline
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Chi ama la libertà deve difendere Geert Wilders 11/12/2016

Chi ama la libertà deve difendere Geert Wilders
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

a destra: Geert Wilders in tribunale

Cari Amici,

I giornali italiani hanno riferito della grottesca condanna inflitta da un tribunale olandese al leader del maggiore partito di opposizione Geert Wilders, e naturalmente Informazione Corretta ha riportato queste cronache (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=64675 ), aggiungendo la sua critica. Ma in generale i toni dei giornali sono stati neutri, alcuni hanno espresso riserve solo perché la condanna (grottesca anche perché senza pena, neanche la multa richiesta dal Pubblico Ministero), avrebbe favorito la vittimizzazione di Wilders.
Io credo che bisogna dire di più, che l’Europa col pretesto di “combattere il populismo” (qualunque cosa sia questo strano animale politico, e qualunque siano le ragioni per “combatterlo”), sta rinunciando ai suoi principi fondamentali di libertà, assomigliando sempre di più a una Unione Sovietica “morbida” in cui ci sono cose, argomenti, pensieri che non si possono esprimere.
La pena non è naturalmente la morte, come ai tempi di Stalin o la prigione, come a quelli di Breznev, ma una stigmatizzazione sociale basata su un paragone completamente errato, per cui gli oppositori all’attuale politica dell’immigrazione sarebbero (l’ho sentito dire tante volte) “come i nazisti”.
Be’, non è vero, fra Wilders e i suoi giudici chi ha agito in maniera simile al totalitarismo non è certo l’imputato.

Immagine correlata
Ricapitoliamo. Wilders è un politico olandese, il leader del “Partito della Libertà”, che attualmente è il secondo partito in parlamento e nei sondaggi è da tempo in prima posizione, con almeno 10 punti di vantaggio sul partito conservatore che attualmente regge il governo. Le elezioni sono previste in primavera.
Durante la campagna elettorale del 2014, Wilders chiese in una manifestazione elettorale ai suoi elettori se nel paese volevano meno o più immigrati dal Marocco (che è la principale fonte di immigrazione in Olanda). Gli elettori risposero “meno” e Wilders promise che il comportamenteo del suo partito sarebbe stato coerente con questa volontà.
Può un partito consultare i propri elettori in democrazia sul suo programma?
Mi sembra ovvio. La domanda fatta da Wilders era impropria? Ovviamente no: la politica europea non discute quasi d’altro che del numero degli immigrati e di che cosa farne. Era razzista il riferimento ai marocchini? Certamente no, come ha fatto notare Wilders nel suo commento alla sentenza (https://www.gatestoneinstitute.org/9530/geert-wilders-conviction ) : non esiste una “razza” marocchina, ma una nazionalità, un’origine, una cultura. Può un paese decidere se vuole immigrati o non li vuole e da dove li vuole, con che qualifica, a che appartenenza culturale? Certo che può, soprattutto se non ha perduto del tutto la bussola, come è accaduto all’Unione Europea.
Gli Stati Uniti, per fare solo un esempio, hanno un sistema di quote che dura ormai da un secolo; ma praticamente in tutto il mondo vi sono limiti all’immigrazione.
Vi sono paesi che non ammettono nemmeno come turisti persone la cui religione non piace loro: provate a cercare di entrare in molti paesi arabi facendo presente che siete ebrei, per esempio, e vedrete le conseguenze.
Vi è chi, come l’Autorità Palestinese, cerca attivamente di fare pulizia etnica di “tutti gli ebrei” nei territori che aspira a controllare (già lo fa in quelli che controlla). Chi comunque ha diritto a discutere di un programma politico del genere?
In democrazia, gli elettori, non certo i tribunali.
La grottesca sentenza dell’Aia, con la sua rinuncia a imporre una pena (certamente per il timore che Wilders non si piegasse e li sfidasse a prendere provvedimenti coercitivi) testimonia di questo imbarazzo.
Considerate inoltre che il predecessore di Wilders alla testa del Partito della Libertà, Theo Van Gogh, è stato sgozzato da un musulmano alla vigilia di una consultazione elettorale tredici anni fa( https://it.wikipedia.org/wiki/Theo_van_Gogh_(regista) ); che una deputata dello stesso partito, di origini islamiche, Hirsi Ali ( https://it.wikipedia.org/wiki/Ayaan_Hirsi_Ali ) è stata talmente minacciata (e lo stato olandese si è rifiutata di proteggerla) da doversi rifugiare negli Stati Uniti, che lo stesso Wilders vive una vita blindata, costantemente sotto scorta per le minacce che ha ricevuto.
Ma è lui ad essere stato condannato, non chi cerca di ucciderlo.
E neanche i politici di sinistra che hanno fatto a questo proposito commenti più duri dei suoi (https://www.gatestoneinstitute.org/9533/the-guilty-verdict-dutch-politicians-wanted-so ).
Infine bisogna dire che il Partito della Libertà è da sempre un movimento davvero liberale, filooccidentale, liberista, libertario in materia di comportamenti privati, amico di Israele e del mondo ebraico. A differenza di altri movimenti anti-immigrazione, non vi è la minima continuità storica o ideologica fra il partito di Wilders e i relitti dei vecchi fascismi.
D’altro canto il caso di Wilders non è affatto isolato. Traggo da questo articolo di Giulio Meotti (https://www.gatestoneinstitute.org/9531/islam-critics-trial-wilders ) una serie di altri casi analoghi. Vi è quello di Christoph Biró del giornale austriaco KronenZeitung, sottoposto a processo per aver criticato gli eccessi degli immigrati (http://www.thetimes.co.uk/article/tabloid-editor-charged-with-hate-speech-5kf2bnw59 ); in Francia del filosofo Pascal Bruckner, incolpato per aver parlato di “complici ideologici” delle stragi islamiste (http://www.lepoint.fr/societe/le-curieux-proces-bruckner-01-12-2016-2087138_23.php ), ma sempre in Francia anche lo scrittore Houllebeque (l’autore di “Sottomissione”) è stato incriminato per aver insultato l’Islam (https://www.theguardian.com/books/2002/oct/22/islam.religion ), di cui è stato accusato anche Ivan Rioufol (https://blogs.mediapart.fr/yasser-louati/blog/031115/quand-le-ccif-dit-nous-sommes-aussi-la-nation-rtl-fogiel-et-rioufol-entendent-grand-remplacement ); e vi sono molti casi analoghi in Germania.
E questa è solo la punta dell’iceberg, la parte giudiziaria. L’operazione di delegittimazione è molto più vasta e ha il senso di impedire ogni dissenso dal filoislamismo che segna il progetto di Eurabia fin dai suoi inizi, come hanno insegnato Bat Ye’or (http://www.ilgiornale.it/news/cultura/architetti-europei-progetto-eurabia-1136525.html ) e Oriana Fallaci (.http://www.liberoquotidiano.it/news/libero-pensiero/11680428/Oriana-Fallaci-e-l-Islam-.html ). Per questo la solidarietà a Wilders dev’essere convinta e completa. Difendere il politico olandese non solo vuol dire appoggiare un leader di grande valore e senza ombre, ma anche difendere la libertà di tutti, lottare perché l’europa non spinga il suo filoismlamismo e il suo appoggio forzato all’immigrazione selvaggioa fino alla dittatura aperta.
Perché ve n’è davvero il rischio.

Immagine correlata
Ugo Volli

www.jerusalemonline.com
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