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Ugo Volli
Cartoline
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Di chi è la colpa del voto italiano all’Onu contro Israele e perché bisogna votare comunque SI al referendum 04/12/2016

Di chi è la colpa del voto italiano all’Onu contro Israele e perché bisogna votare comunque SI al referendum
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari Amici,

anch’io sono del tutto indignato dal voto dell’assemblea generale dell’Onu contro Israele su cui Informazione Corretta vi ha informati nei giorni scorsi con un commento di Fiamma Nirenstein (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=64582 ) e uno di Deborah Fait (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=64597 ).
Per chi non avesse colto la gravità delle decisioni, vi riporto apposta il giudizio di un giornale fra i meno amici di Israele che ci siano nel panorama nazionale della stampa, il cattolico “Avvenire”, che ci tocca spesso criticare:
Il 30 novembre l'Assemblea generale dell'Onu ha adottato sei risoluzioni sulla situazione in Medio Oriente: due riguardano Israele e una, in particolare, ha riacceso critiche e polemiche (dopo quelle di ottobre sui voti all'Unesco) per il"trattamento" riservato allo Stato ebraico nelle sedi internazionali. La prima risoluzione (A/71/L.21), molto genericamente, chiede un'intensificazio-ne degli sforzi per una soluzione pacifica della questione palestinese. La seconda risoluzione (A/71/L.22) riguarda Gerusalemme. Definisce «illegale» e «non valida» ogni azione intrapresa da Israele - qualificato come «Potenza occupante» - per imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e la sua amministrazione nella Città Santa. E chiede a Israele di interrompere immediatamente tali azioni unilaterali. II voto a fayore della risoluzione è stato quasi unanime: 149 sì - tra cui quello dell'Italia, insieme a tutti i Paesi europei - contro 7 no: Israele, Stati Uniti, Canada, Micronesia, Isole Marshall, Nauro, Palau. Otto gli astenuti: Australia, Camerun, Guatemala, Honduras, Panama, Papua Nuova Guinea, Paraguy, Vanuatu. Non è il primo documento di questo tipo: mancando una determinazione sullo status di Gerusalemme, in passato più volte ci sono stati richiami di questo tipo. Ma adesso, dopo le discutibili iniziative dei mesi scorsi in sede Unesco, il nervo è del tutto scoperto. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura si era attirata numerose critiche per aver utilizzato nei sui documenti soltanto la terminologia araba, e non quella ebraica, per definire i luoghi santi di Gerusalemme Est, negando di fatto il legame storico tra gli ebrei e il Monte del Tempio-sempre qualificato con il nome arabo Haram al-Sharif, Spianata delle Moschee.”

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Soldati israeliani sul Golan

Dal reportage manca ancora un tassello importante, cioè l’intimazione a Israele di “restituire” l’altopiano del Golan alla Siria, che Israele aveva conquistato nel ‘67 e poi di nuovo ripreso nel ‘73, in seguito alle guerre d’aggressione che la Siria aveva condotto contro Israele.
L’attribuzione del confine fra Siria e Israele è controversa, perché coincide con quella che le potenze coloniali Francia e Gran Bretagna avevano contrattato con numerosi rinegoziati e cambiamenti negli anni Venti.
Ma soprattutto il Golan è stato usato dalla Siria regolarmente per bombardare le popolazioni israeliane della Galilea e intorno al lago di Tiberiade ed erano state riprese nell’autodifesa dello Stato ebraico contro queste aggressioni, che certamente si ripeterebbero se un regime siriano si impadronisse dell’altipiano.

Non vi è base di diritto internazionale per comandare questa restituzione, e soprattutto essa è assurda oggi, quando la guerra civile siriana infuria anche in questa zona subito oltre i confini di Israele, tanto da aver costretto le forze di interposizione dell’Onu a fuggire in territorio israeliano e da aver obbligato Israele a soccorrere migliaia di feriti nei combattimenti fra arabi.
E’ vero che queste mozioni sono ormai un rituale insensato dell’Assemblea dell’Onu, che si ripete ogni anno dal 1948: l’anno scorso ne approvarono 20 (http://www.unwatch.org/un-to-adopt-20-resolutions-against-israel-3-on-rest-of-the-world/ ), fra il 2006 e il 2015 furono 62 (https://biblicalsignsintheheadlines.com/2016/09/22/nations-united-against-israel-un-general-assembly-is-an-anti-semitic-hatefest/ ) , questa pagina di Wikipedia ne elenca 220 fino al 2002 (https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_the_UN_resolutions_concerning_Israel_and_Palestine ). Ma questo non vuol dire che ogni singola risoluzione non sia uno scandalo.

E lo scandalo principale, per noi, è l’adesione dell’Italia (in gruppo con tutti gli altri paesi europei) a queste ridicole mozioni. Su questo tema si era già abbondantemente discusso un mese fa circa, quando l’Italia si era astenuta da una mozione analoga all’Unesco. Su questa storia, che certamente vi ricordate, mi permetto di citarvi la mia analisi di allora (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=0&sez=280&id=60129 ), il commento vigoroso di Deborah Fait (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=64128 ). Le proteste del mondo ebraico e dell’opinione pubblica liberale servirono (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=64175 ) e Renzi condannò quella decisione, definendola “inaccettabile, incomprensibile e sbagliata”, addirittura allucinante (http://www.ilgiornale.it/news/politica/gerusalemme-renzi-voto-unesco-allucinante-1321768.htm l). E dato che qualcuno (in particolare il ministro degli esteri Gentiloni) la giustificava con l’unità europea, anche se qualche paese europeo aveva votato contro, Renzi soggiunse "Se c'è bisogno di rompere su questo l'unità europea, si rompe" (http ://www.agi.it/estero/2016/10/21/news/renzi_errore_inaccettabile_mozione_unesco_su_israele-1182593/).

Ora, proprio nel giorno in cui Renzi inserisce il tema dell’amicizia con Israele in un’ambiziosa intervista al Corriere che definisce la sua politica alla vigilia del Referendum, l’Italia ci ricasca e fa anche peggio, dato che vota a favore e non si astiene.
Lo ripeto sono indignato. Ma non solo come ebreo e sostenitore di Israele, ma anche come cittadino italiano. E’ possibile che la parola di Renzi non conti nulla? Chiunque conosce un po’ di politica e di amministrazione si rende conto che certamente nessuno ha informato il presidente del consiglio, in piena battaglia politica, di un voto all’Onu che per l’Italia è di routine.
Ma questo non elimina il problema. Perché evidentemente qualcuno ha agito in senso esattamente contrario alla sua decisione politica.
Chi è stato e perché?
Vale la pena di seguire la catena di comando. Chi ha votato all’Onu contro Israele è l’ambasciatore Stefano Cardi (http://www.italyun.esteri.it/rappresentanza_onu/it/la_rappresentanza/ambasciatore/ambasciatore.html ), come chi si è astenuto all’Unesco è stata l’ambasciatrice Vincenza Lomonaco (http://www.rappunesco.esteri.it/RappUNESCO/Menu/Ambasciata/Ambasciatore/ ).

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Stefano Cardi F.Tardioli Luca Giansanti

Si sono mossi da soli? hanno deciso senza chiedere nulla a nessuno? Non credo proprio. Alla Farnesina c’è un desk per le nazioni unite, si chiama “Ufficio I - Sistema delle Nazioni Unite e processo di riforma dei suoi organi, operazioni per il mantenimento della pace e diplomazia preventiva.” della “Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza” (http://www.esteri.it/mae/it/ministero/struttura/dgaffaripoliticisicurezza/ ). Questo desk dipende dal “Vice Direttore Generale/Direttore Centrale per le Nazioni Unite e i diritti umani” Francesca Tardioli (trovate il suo curriculum qui, se avete LinkedIn: https://it.linkedin.com/in/francesca-tardioli-322a7a52 ). La Tardioli dipende dal Direttore Generale Luca Giansanti (http://www.esteri.it/mae/it/ministero/struttura/dgaffaripoliticisicurezza/dirgen_dgaps.html ), il quale vanta fra l’altro l’esperienza di ambasciatore a Teheran. Costui risponde direttamente al segretario generale della Farnesina, che in Italia è tradizionalmente potentissimo. Da un anno questa posizione è occupata da una donna, Elisabetta Belloni (https://it.wikipedia.org/wiki/Elisabetta_Belloni ), la quale per legge ha l’incarico di “coadiuvare direttamente il ministro ai fini dell'elaborazione degli indirizzi e dei programmi del ministero”. Oltre a ciò, il segretario generale è chiamato a “assicurare la continuità delle funzioni dell'amministrazione, coordinandone gli uffici e le attività e vigilando sulla loro efficienza e rendimento” e, in assenza del ministro, presiede il consiglio di amministrazione, l'organismo che esprime valutazioni sugli indirizzi strategici e sull'azione complessiva del ministero.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Segretario_generale_del_Ministero_degli_affari_esteri ). Dunque dipende direttamente da Gentiloni.

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Paolo Gentiloni

Scusatemi la noia di questo organigramma, ma il punto è che c’è un percorso politico e burocratico che da Renzi va a Gentiloni, da costui a Belloni, Giansanti, Tardioli, fino agli ambasciatori attivi Cardi e Lomonaco.
In qualche punto di questo percorso, qualcuno ha rovesciato la politica dell’Italia decisa dal suo primo ministro.
Varrebbe la pena chiedere chi è stato e perché.
E’ chiaro che c’è una responsabilità politica, che non è di Renzi (che non ha il potere legale di licenziare i ministri, né con la vecchia costituzione né con la nuova, contrariamente a quanto accade in quasi tutti i paesi democratici), ma di Gentiloni.
Gentiloni dovrebbe dimettersi o rimuovere dall’incarico l’alto funzionario della Farnesina (uno di quelli della catena di comando che ho indicato), che si è assunto la responsabilità di tradire l’amicizia dell’Italia per Israele, di sostenere una mozione “allucinante” e anche di mettere in grave imbarazzo il presidente del consiglio che si trova proprio oggi di fronte a una prova elettorale difficile.

Vorrei concludere questa cartolina facendo una riflessione che giudico importante per i lettori di Informazione Corretta. L’idea di regolare i propri comportamenti politici secondo il principio della vendetta è infantile. Le scelte politiche vanno fatte secondo il principio di responsabilità di Hans Jonas (https://it.wikipedia.org/wiki/Il_principio_responsabilit%C3%A0 ), cioè badando alle conseguenze della propria azione. Anche se l’Italia si è comportata male, malissimo, all’Onu, le ragioni per votare sì al referendum non sono affatto cadute. Sia perché il legame fra i temi del referendum e questa vicenda sono molto esili (e semmai andrebbero nel senso di rafforzare i poteri del primo ministro, tanto da permettergli di licenziare i ministri che attuano politiche incompatibili con la linea del governo).
Sia perché “punire Renzi” è uno slogan infantile, nel senso che ho appena precisato. Sia infine perché è molto proibabile che se vincesse il no e cadesse Renzi, al ministero degli esteri andrebbe qualcuno peggio non solo di Renzi ma anche di Gentiloni, per esempio potrebbe tornare d’Alema, che era il candidato favorito al momento della formazione del governo Renzi.
Insomma il SI continua ad essere la scelta più razionale.

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Ugo Volli

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